
Il procuratore capo Domenico Manzione
Le prime ombre della sera. Via Provinciale, la ‘tangenziale’ al centro storico di Camaiore che porta a Lucca: c’è un’auto parcheggiata in una piazzola nel senso di marcia verso Viareggio. Un’auto – con alla guida un noto ristoratore della zona – è ferma da qualche minuto quando all’improvviso viene affiancato da una moto di grossa cilindrata. Conducente e passeggero indossano il casco: il trasportato tira fuori una pistola e fa fuoco, quattro colpi consecutivi, uccidendo sul colpo l’uomo. Poi la fuga.
Questo drammatico episodio – era sabato 31 agosto 1991 – è l’ultimo atto criminale, prima della robusta risposta dello stato dopo un anno di quella ‘Guerra fra bande’, così etichettata anche dagli inquirenti che per un lustro ha insanguinato la costa tirrenica dalla Spezia a Livorno: sei vittime, ferimenti, avvertimenti con il fuoco, minacce. In gioco c’erano il controllo della prostituzione e delle bische clandestine (che spuntavano anche in posti inconsueti), che stando agli investigatori fruttavano decine e decine di migliaia di vecchie lire ogni sera. Insomma, chi la spuntava in questo braccio di ferro fra due gruppi contrapposti guidati da Carmelo Musumeci e Ludovico Tancredi, poteva vivere… di rendita.
L’inchiesta era seguita dall’allora giovane sostituto Procuratore della Repubblica di Lucca, Domenico Manzione: sul campo, gli inquirenti della polizia in prima fila erano il commissario Valerio Blengini e l’ispettore Giovambattista Crisci. Ma anche i carabinieri erano impegnati nel trovare il bandolo della matassa per inchiodare i responsabili dei crimini commessi, con prove documentabili e non con semplici congetture. La risposta dello Stato arrivò nell’autunno dell’anno dopo con una maxi-operazione che fece tirare un sospiro di sollievo all’opinione pubblica anche perché l’immagine – della quale se ne faceva un uso un po’ troppo disinvolto, da Mulino Bianco – di Viareggio e della Versilia come nuovo Paradiso terrestre era stato messo a dura prova dalla sequenza di delitti ed episodi criminosi, tanto da scomodare paragoni inclementi o ‘schierare’ per analisi socio-economiche molto contestate anche le firme più prestigiose sul palcoscenico nazionale. Ai viareggini e ai versiliesi rimase comunque la soddisfazione che di fronte al crescendo rossiniano della criminalità, la risposta dello Stato ci fu.