Luciano Porcari trovato morto in casa. Uccise una donna e dirottò due aerei

Tra gli anni ’70 e i ’90 fu protagonista di diversi episodi di cronaca nera

Luciano Porcari

Luciano Porcari

orvieto, 14 dicembre 2023 – È stato trovato morto ieri mattina nella sua casa di Terni Luciano Porcari, un protagonista della cronaca nera italiana dagli anni ’70 fino ai ’90.

Aveva 83 anni e viveva a Terni dopo aver scontato la pena nel carcere di Spoleto per aver ucciso con una coltellata alla gola, nel 1994 a Castel Viscardo, la sua ex convivente, Roberta Zanetti, una infermiera di 27 anni.

Orvietano doc, unico uomo al mondo a essere riuscito a dirottare due aerei di linea e, per questo motivo, conosciuto dagli orvietani con il soprannome “il dirottatore“, la sua vita è divisa in due fasi. La prima è quella di un figlio del popolo, alla ricerca di una occasione di riscatto e fortuna nella Orvieto sonnolenta del secondo dopoguerra, quando si cementa la sua amicizia con un altro personaggio destinato a far parlare molto di sé, quel Giancarlo Parretti che, da cameriere del ristorante l’Ancora insieme al fedele amico Luciano, si farà finanziere d’assalto fino a comprarsi addirittura la Metro Goldwin Mayer sul finire degli anni 80.

Quei due ragazzi affamati di riscatto, successo, soldi e donne erano all’epoca solo due avventurieri guasconi e spregiudicati, ma la vita di Porcari avrebbe presto deviato lungo la rotta che lo avrebbe portato a diventare uno dei protagonisti di quel romanzo criminale interrotto solo dal carcere.

Nel 1972, in Costa d’Avorio, nell’aeroporto di Abidjan, aveva tentato di uccidere la moglie sparandole con una pistola e, non riuscendoci, aveva tentato di dirottare un aereo dell’Alitalia venendo ferito al termine di un conflitto a fuoco con la polizia. Cinque anni dopo si rese protagonista di uno dirottamente più lunghi di sempre nella storia dell’aviazione. Tenne in ostaggio decine di passeggeri e l’equipaggio di un Boeing della compagna spagnola Iberia tra Abidjan, Torino, Varsavia e Zurigo dove fu infine costretto ad arrendersi. Spiegò di averlo fatto nel tentativo disperato di portare con sé in Italia i figli avuti dalla prima moglie, una giovane donna della Costa d’Avorio.

Nel ’94, quando il tribunale decise di toglierli la figlia che aveva avuto con la ragazza di Castel Viscardo, fece irruzione prima in casa dei genitori dei lei, sparando alla madre della donna, ferendola di striscio, poi si barricò in casa e, al termine di un lungo e drammatico confronto con i giudice Paolo Micheli che aveva tentato di convincerlo a liberare la povera infermiera, la uccise a coltellate.

Nel 2015 uscì dal carcere di Spoleto dove aveva scontato 21 anni di reclusione dei 26 a cui era stato condannato per quell’efferato omicidio. Inizia una terza fase della sua vita, caratterizzata da una mitomania fuori controllo che lo aveva portato ad inviare alle Procure di mezza Italia improbabili dossier che avrebbero dovuto spiegare misteri e retroscena di affari internazionali e grandi casi di cronaca. Appena scarcerato, aveva subito violato gli obblighi di firma a Terni e era scappato. Venne arrestato a Bolsena dove aveva preso alloggio in una dimora d’epoca dopo essersi camuffato e aver falsificato i documenti.

Cla.Lat.