DIEGO MANCUSO
Cronaca

Quando il Bravìo è donna, emozione in piazza

Un urlo della folla, di quelli che fanno veramente correre i brividi, si è levato, nelle prove notturne di mercoledì...

Rebecca Salerno, protagonista di un emozionante momento quando ha spinto la botte insieme a Giovanni Guarino

Rebecca Salerno, protagonista di un emozionante momento quando ha spinto la botte insieme a Giovanni Guarino

Un urlo della folla, di quelli che fanno veramente correre i brividi, si è levato, nelle prove notturne di mercoledì del Bravìo, quando in piazza dell’Erbe, uno dei punti più ‘caldi’ del percorso, è apparsa la botte del Poggiolo spinta da Giovanni Guarino e, a sorpresa, da Rebecca Salerno. È stata lei, la giovanissima, graziosa atleta in bianco-celeste a mandare in visibilio il pubblico, perché mai si era vista prima una donna far rotolare la botte in quel durissimo tratto, finora - per le prove ‘vere’ - affrontato in esclusiva dagli uomini. In realtà un precedente c’era stato, oltre dieci anni fa (e per due edizioni consecutive), quando il senese Gino Emili, per Talosa, portò a termine l’intero percorso in coppia con la moglie, Francesca Monaci, detta ‘Lenticchia’: si trattò di una vera e propria esibizione dalla quale probabilmente scaturì l’idea delle ‘Dame della botte’, il palio al femminile organizzato dalla contrada di San Donato e giunto ormai alla sesta edizione.

Le ragazze che si allenano per il Bravìo nei team delle contrade sono ogni anno sempre di più e rappresentano una delle novità più interessanti della manifestazione poliziana. Ludovica Galli è la voce più rappresentativa di questo movimento, ha vinto tre volte la gara delle ‘dame’, compresa l’ultima edizione, in casa sua si mangia ‘pane e Bravìo’ (il marito è Giacomo Valentini, il leggendario ‘Indiano’, maestro di sax e cinque volte primo in piazza Grande), e insegna motoria, abbinando dunque alla pratica la conoscenza teorica. "La spinta della botte è qualcosa di diverso da tutte le discipline sportive – spiega Ludovica, 37 anni, mamma di Enea, che ne ha quasi 5 – la produzione di acido lattico è rapida e potente come in nessun’altra attività, lo sforzo è molto elevato ma il fascino è enorme". "Le ragazze che tornano al secondo allenamento sono praticamente contagiate" dice Emili, per far intendere che la passione per la botte non molla più chi ne viene preso.

Le specialiste allenano anche i maschi per la corsa, è il caso della Galli, per Collazzi, ma anche di Margherita Cicaloni, per Voltaia, che dice: "non si può spiegare quanto sia emozionante spingere la botte in paese, per le prove". E ora si pensa a come possa evolversi questo fenomeno, non più trascurabile: il pensiero va al percorso ufficiale, da adottare al posto di quello, ridotto, delle ‘Dame’. "La gara si potrebbe disputare negli stessi giorni del Bravìo" propone Rebecca mentre Ludovica pensa ad una prova a staffetta, anche mista: "Quando si esce dai generi, c’è anche evoluzione sociale, oltre che sportiva!".