
L’ex capitano del Nicchio che lo fece debuttare dice che aveva sentito parlare di lui già prima che arrivasse a Siena
di Laura Valdesi
SIENA
"Come ci siamo incontrati? La storia è lunga. Già sapevo, da amici e contatti in Sardegna, che c’era un ragazzino, Giovanni Atzeni, che stava facendo molto bene. Vinceva a ripetizione. Era ancora molto giovane. Poi nel settembre-ottobre 2002, non ricordo con esattezza, viene da me la compagna di Gigi (Bruschelli, ndr) per fare le polizze assicurative ai due ragazzi che aveva preso in scuderia. Quando mi disse per stipularle il nome Atzeni drizzai subito le antenne. Gli feci le polizze, poi Gigi ce li presentò. E cominciai a frequentare Giovanni, ci facemmo certe promesse. Il Nicchio correva a luglio. ’Ti faccio fare la prima prova, poi si vede’, gli dissi. Ci stringemmo la mano. E da allora abbiamo fatto un bel tratto di strada insieme, non solo paliesca ma di vita quotidiana", racconta Fabio Giustarini, l’ultimo capitano vittorioso del Nicchio che fece appunto debuttare Tittia e gli dette il nome di Piazza.
Visto che lo conosce così bene, quali sono le sue principali caratteristiche di fantino da Piazza?
"La determinazione e la concentrazione sotto sforzo. Anche da ragazzino, sicuramente nel tempo ci ha lavorato su questo aspetto".
La famiglia è importante per Tittia, lo ripete sempre.
"Fondamentale. La prima cosa. Sia quella di origine in Sardegna che quella formata a Siena. Quando capii che aveva trovato un suo equilibrio affettivo mi misi da parte, giusto che si confrontasse con la nuova famiglia. Però gli dissi ’se hai bisogno ci sono’. Così è stato".
Infatti anche di recente ha ripetuto che Fabio è il suo secondo babbo.
"’La prima telefonata l’ho fatta a Nurri, la seconda a te’, mi ha detto dopo la vittoria nell’Oca. Ha capito che c’è stato un rapporto serio e disinteressato, non ho raccontato novelle. Quando gli ho detto che aveva l’adrenalina a mille, ha ribattuto: ’se c’era da correre un altro Palio ero pronto’".
Vero che l’hai aiutato a prendere la patente?
"Certo, gli spiegavo i quiz. Perché lui non capiva bene l’italiano, chiedeva ogni volta cosa vuol dire. Ma è passato alla prima perché molto intelligente. Voleva una macchina, gli piaceva la Golf, un’auto tedesca. Non c’erano a Siena allora andammo a Firenze a prenderla. Desiderava inoltre mettere una scuderia per conto suo. Ma, come succede a Siena, ti propongono la roba più impensata. Tante volte gli ho detto ’non è per te’. Probabilmente in qualche circostanza in cuor suo mi ha mandato a quel paese. Arriverà la cosa giusta, ripetevo. Poiché un mio cliente lasciava tutto e andava in Svizzera chiesi se aveva un podere, mi parlò della zona di Taverne. Vennero tutti a vederlo, il suocero, ovviamente Ilaria. Trovarono un accordo, adesso avete visto cosa è diventato quel vecchio podere..."
Tittia può raggiungere il record di Aceto?
"Ha 40 anni, può farcela".
Il fantino dietro le quinte: è per certi versi ancora un ’citto’, come si dice a Siena?
"Gli piace scherzare, certo, ma Giovanni è un uomo.A volte ruzza ma ha valori saldi da sempre che gli sono stati insegnati dai genitori. Al babbo feci i complimenti per come l’hanno abituato, garbato ed educato".
E’ uno che accetta i consigli?
"Dalle persone di cui si fida. Giusto così. Magari non ti dà ragione subito, deve prima elaborare".
Giovanni e Ilaria sono molto uniti.
"Per restare in tema paliesco direi... una bella accoppiata".