Paola Tomassoni
Cronaca

Il caso di fobia scolare. "Scuola più inclusiva. Supporto psicologico e non sterili punizioni"

Il professor Andrea Fagiolini, psichiatra, interviene sulla vicenda della bambina di 11 anni bocciata in prima media in un istituto senese. "L’istruzione domiciliare dovrebbe essere considerata con cautela"

Il racconto dell’ex questore Pietro Milone ha aperto il dibattito sulla fobia scolare

Il racconto dell’ex questore Pietro Milone ha aperto il dibattito sulla fobia scolare

Siena, 25 luglio 2024 - Il caso "merita riflessione da parte di tutte le istituzioni scolastiche. Può essere uno stimolo per migliorare uno degli investimenti che lo Stato può fare per garantire una società che sia la migliore possibile", dice il professor Andrea Fagiolini, direttore Dipartimento Salute Mentale delle Scotte e docente universitario. La vicenda è quella della ragazzina di 11 anni affetta da fobia scolare bocciata in prima media in una scuola senese.

Ma cos’è la fobia scolare? "E’ una condizione complessa caratterizzata da un’intensa ansia legata all’ambiente scolastico, che rende estremamente difficile frequentare e partecipare alle attività a scuola – spiega lo psichiatra – Non è un disturbo classificato in un’unica diagnosi, può essere presente nell’ambito di diverse condizioni cliniche e disturbi d’ansia". Manifestazioni tutte possibili a scuola.

La ragazzina è stata seguita da insegnanti a casa (istruzione domiciliare) e si è recata a scuola per l’esame di fine anno. "Non conoscendo i dettagli del caso di Futura – il professor Fagiolini cita il nome di fantasia usato dall’ex questore Milone – posso fare alcune considerazioni generali. La scelta di proporre l’istruzione domiciliare come soluzione dovrebbe essere considerata con grande cautela. Questo approccio tende a isolare ulteriormente il bambino dai suoi coetanei, spesso consolidando e aggravando il disturbo. Dal lato della Scuola, la bocciatura potrebbe rappresentare una punizione che non tiene conto delle difficoltà specifiche del bambino e dei possibili effetti negativi sulla sua autostima e sul rapporto con l’ambiente scolastico. Ad esempio, la bocciatura potrebbe essere stata intesa come un sistema estremo (se fossero falliti tutti i sistemi più adeguati) per spingere la bambina e i genitori a favorire la frequenza di persona (con gli ausili del caso) il prossimo anno, qualora si ritenesse l’istruzione domiciliare ancora più dannosa di una bocciatura. Anche questo sarebbe discutibile ma, almeno, non nascerebbe dalla sterile voglia di punire una bambina di 11 anni".

"A prescindere dal caso specifico - ancora Fagiolini –, le scuole dovrebbero adottare strategie alternative e più inclusive per supportare gli studenti e favorire la loro frequenza. Queste strategie potrebbero includere: supporto psicologico continuo all’interno della scuola, con la presenza di psicologi o medici psicoterapeuti che possano lavorare a stretto contatto con gli studenti; metodologie di insegnamento più flessibili, permettendo agli studenti di apprendere in un ambiente meno stressante e di frequentare partendo da periodi minimi (30 minuti), da aumentare gradualmente; coinvolgimento dei genitori per sviluppare piani educativi personalizzati, favorendo la presenza a scuola dei genitori sopratutto nei primi giorni; formazione dei docenti sulle problematiche legate alla fobia scolare e su come riconoscere e gestire tali situazioni in modo efficace ed empatico".