PIETRO MILONE*
Cronaca

Soffre di fobia scolare, bambina bocciata in prima media

Il racconto dell’ex questore Pietro Milone: “A Futura, nome di fantasia, è stato diagnosticato il disturbo che affligge bambini e adolescenti. La soluzione dell’istruzione parentale, invito alla famiglia di arrangiarsi"

Studenti di una scuola media in una foto d’archivio

Studenti di una scuola media in una foto d’archivio

Siena, 24 luglio 2024 – Negli anni della mia permanenza a Siena, ho investito tantissimo tempo e risorse in un progetto per le scuole primarie e secondarie chiamato #cresciconsapevole, attraverso il quale la Polizia di Stato ha cercato di creare una fattiva interazione con gli studenti, facendo loro conoscere tutte le insidie che il mondo esteriore poteva porre sul loro cammino e proponendo le contromisure da adottare. Oggi, tuttavia, ho appreso da due preoccupati genitori che le insidie per i ragazzi a volte provengono anche da dentro la scuola e non solo dal mondo esterno! Succede, infatti, che in una scuola media di Siena, una bambina è stata bocciata in prima media. In prima media! Procediamo per ordine. Futura (chiamiamola con questo nome di fantasia), è colpita da quella che comunemente è conosciuta come ’fobia scolare’, uno dei disturbi più sottovalutati (dai docenti) che affligge bambini ed adolescenti, i quali provano alti livelli di ansia e di paura ad andare e restare a scuola. Qualcuno vuole collegare il sensibile aumento di questi casi al lockdown; fatto sta che le conseguenze di tale disturbo spesso sono determinanti nello sviluppo dei rapporti sociali e i genitori, i cui figli manifestano i sintomi di tale disturbo, sono costretti a ricorrere all’aiuto di specialisti.

A Futura la fobia scolare è stata certificata dall’Asl. La scuola ha convocato i genitori proponendo loro come soluzione l’istruzione parentale. I genitori si sono adeguati alla richiesta e hanno provveduto a far preparare la figlia da insegnanti competenti che, recandosi a domicilio, hanno condotto la bambina sino al giorno dell’esame. L’esame, secondo i docenti non viene superato e così la bocciano!

Per una bambina che già ha una difficoltà di ambientazione, si sceglie la via del massimo rigore, costringendola addirittura a lasciare quei compagni di classe con i quali aveva legato e costruito una solida amicizia! Sarebbe sin troppo facile ricorrere ai giudici; esistono altri casi, purtroppo in Italia, dove in analoghe circostanze le scuole sono state costrette con sentenza a riammettere gli alunni all’anno successivo, perché giurisprudenza costante ritiene che gli alunni delle medie debbano poter essere giudicati così rigorosamente almeno al termine del terzo anno e non prima.

Il tema che qui si pone, tuttavia, è di ben più larga portata: la scuola, nel 2024, può ancora pensare di istruire un bambino e aiutarlo a crescere mediante una bocciatura ad 11 anni? Quale è la finalità didattica? Trovo scorrettissimo proporre l’istruzione parentale, che in sostanza significa chiedere alla famiglia di arrangiarsi e togliere il disturbo, mentre la scuola cessa di considerare l’alunno come ’suo’ e non ha più responsabilità. Troppo comodo. La scuola deve proporre strategie alternative e deve attivarsi per aiutare il bambino a superare il problema, essendo responsabile del successo formativo di tutti i suoi allievi. Anche perché quell’alunno prima o poi a scuola dovrà tornarci e quella porta dovrà sempre essere aperta. Questo significa ’essere scuola’, almeno nei primi anni di frequenza di un bambino. La vera scuola, quella che ci auguriamo, che non passa dall’esclusione di un alunno problematico sino ad arrivare alla sua bocciatura, ma che in maniera convinta la rende obsolescente utilizzando sistemi innovativi.

*già questore a Siena