
Sonia Bergamasco. , attrice e regista
Attrice di teatro, cinema e televisione, ma anche regista, Sonia Bergamasco domani sarà a Sarzana per un doppio appuntamento al Festival della Mente. Al centro dei due incontri - la proiezione del suo docufilm ‘Duse: the greatest’, sua opera prima alla regia per il grande schermo già vincitrice del premio speciale ai Nastri d’Argento e una lettura scenica ‘La Duse e noi. Ritratto plurale di un’artista’ che eseguirà assieme a Marianna Zannoni – ci sarà la figura Eleonora Duse.
Nell’anno in cui ricorre il centenario della scomparsa di una delle più grandi attrici di tutti i tempi, un lavoro meticoloso di ricerca, di restituzione e gratitudine nei confronti di quella che solo in maniera provocatoria può essere definita la "diva invisibile", per la sua volontà di non mostrarsi ai riflettori, se non quando era in scena. Di lei esistono diverse foto, lettere, tantissime testimonianze di chi aveva avuto a che fare con lei – e tutti riconoscevano la sua grandezza –, e un film muto, Cenere, che la stessa Duse non sembrava amasse particolarmente. La sua recitazione, naturale e mai artificiosa, ma sempre istintiva, continua oggi a fare scuola ad attori e attrici che si ispirano a lei e ad essere punto di riferimento per generazioni di interpreti e per la comunità artistica internazionale.
Dopo anni da quello che lei stessa ha definito "l’incontro con la divina", Sonia Bergamasco, che non vede l’ora di arrivare a Sarzana, ha tentato di ricostruire la storia della più grande attrice di tutti i tempi. Bergamasco, questo omaggio straordinario che lei ha voluto fare a Eleonora Duse è un modo per riconferirle il giusto peso e il giusto valore che forse negli ultimi anni non ha avuto? Chi è estraneo al mondo della recitazione ne ha spesso sentito parlare come la musa ispiratrice di Gabriele D’Annunzio.
"Esatto, questo è un cliché che io cerco di smontare, dando alla loro relazione il giusto spazio. È stato D’Annunzio ad accostarsi a Eleonora Duse, e non il contrario, perché sapeva che solo con lei avrebbe potuto scrivere il grande teatro. Io questo nel film lo racconto, come racconto il loro legame che è stato reale, dandogli il peso che ha avuto: un breve capitolo di una grande storia, quella della divina, che è solo sua. Il film non è stato pensato per celebrarla, ma è un atto d’amore. Una necessità per dare atto di quanto il suo lavoro è vivo, di quanto abbia potenziato il mondo della recitazione. Bisogna anche ricordare che Eleonora Duse è stata un anello di congiunzione tra teatro e cinema, per cui ha fatto un unico esperimento nel 1916, e poi se ne è allontanata. La mia vuole essere un’indagine sulle tracce di un’artista che lascia poche tracce, che si negava ai giornalisti e alla pubblicità perché voleva essere tutta nel gesto".
Di Eleonora Duse esistono foto, un film muto, lettere e le tantissime testimonianze di personaggi illustri. Lei che la conosce in maniera approfondita riesce a immaginare la sua voce?
"Abbiamo cercato di capire se evidentemente non esistesse una registrazione della sua voce. Perché si sa che Eleonora Duse concedette a Thomas Edison di registrarla, ma la registrazione andò perduta in un incendio. È come se la leggenda si infuocasse. Esiste certo un vuoto, ma della sua grandezza parlano artisti, scrittori e poeti e tutti escono cambiati dopo averla vista e ascoltata. C’era in lei quel qualcosa in più e resta la capacità di immaginare. Questo per me è un dono che porta a procedere con ispirazione".
Adesso su cosa si sta concentrando il suo lavoro?
"Per quanto riguarda il teatro, c’è uno spettacolo che ho diretto e in cui sarò in scena, ‘La principessa di Lampedusa’, che è stato presentato al Campania Teatro Festival e che raggiungerà, nella stagione che sta per iniziare, diverse località italiane. Inoltre sto scrivendo immaginando un nuovo lavoro per il cinema, ma di questo parlerò quando avrò qualcosa di più concreto".