
Valeria e Sandra. Coppini, titolari della storica attività. in piazza Ciardi
Un macete in pieno giorno, nel cuore della città. L’episodio di lunedì scorso in piazza Ciardi, dove due uomini sono venuti alle mani armati anche di una lama, è solo l’ultimo di una lunga sequenza di violenze. La piazza, già da anni, è conosciuta come uno dei luoghi più difficili del centro: spaccio di droga, risse e microcriminalità hanno trasformato la vita di residenti e commercianti in un incubo.
Ad inizio anno l’allora assessore al centro storico, Diego Blasi, aveva annunciato l’apertura di un presidio dell’Associazione Nazionale Carabinieri negli spazi dell’ex edicola del Serraglio, chiusa dal 2020. L’accordo prevedeva un comodato d’uso gratuito per cinque anni, con l’obiettivo di "alleggerire" la zona dal degrado. Ma, a oggi, tutto è fermo: nessun presidio, nessun cambiamento anche se nelle scorse settimane c’è stato un primo sopralluogo del’associazione per prendere possesso dei locali.
Sandra e Valeria Coppini, titolari di un’attività storica in piazza Ciardi da 77 anni, non nascondono la frustrazione: "Vengono a farci cento controlli sui prezzi esposti e sulle piccole regole burocratiche, mentre nessuno vigila su chi apre le attività. La piazza è distrutta, servono regole: è stata data troppa libertà a chi non rispetta la legge. Abbiamo dovuto installare un campanello per controllare chi entra in negozio, è una misura di sicurezza minima ma necessaria. In centro tutte le attività storiche hanno chiuso e nessuno vuole più investire qui. Il presidio degli ex carabinieri potrebbe servire, ma da solo non basta: il Comune deve impedire il proliferare di attività dalla dubbia provenienza". Molti commercianti preferiscono parlare solo a condizione di restare anonimi: temono ritorsioni. "Qui c’è gente che si buca a cielo aperto – racconta una negoziante –, donne incinte che comprano dosi dagli spacciatori. L’episodio del macete non è un caso isolato: viviamo con la paura che possa succederci qualcosa. Ci sono attività che sono solo una copertura per spaccio e riciclaggio: botteghe vuote, sporche, con passaggi sospetti a ogni ora del giorno e della notte. Non è normale vivere così". Il senso di rassegnazione è palpabile. "Pakistani e nigeriani non si integrano, non rispettano le regole, spacciano – commenta amaramente un commerciante –. Noi siamo nati a Prato, ma la città che conoscevamo non esiste più".
Di fronte a questa situazione, commercianti e residenti stanno pensando di organizzarsi in un comitato di piazza. "Vogliamo costituire un comitato cittadino di piazza Ciardi per avere un contato diretto con la Prefettura, d’accordo con il consiglio comunale". Una riunione è prevista nei prossimi giorni per avviare la costituzione di un gruppo che abbia un contatto diretto con prefetto e commissario. "Un presidio fisso dei carabinieri ci farebbe sentire più sicuri – dicono – ma serve soprattutto una presenza costante, non solo interventi occasionali".
Tra i promotori del comitato c’è anche Cosimo Zecchi, dirigente di Fratelli d’Italia: "Come Dipartimento sicurezza – spiega – vogliamo creare un presidio attivo, un comitato che dia voce a cittadini e commercianti. Una delle idee è un gruppo di vicinato: un’associazione che possa avere un dialogo costante con le istituzioni e far emergere le criticità del quartiere". Il quadro che emerge è quello di una piazza che chiede sicurezza, regole e presenza istituzionale. Una piazza che non vuole arrendersi al degrado ma che, giorno dopo giorno, vede peggiorare la propria qualità di vita.
Caterina Cappellini