
Un momento della cerimonia di laurea in Design, Tessile e Moda, ieri mattina al Pin
Dove, se non a Prato, poteva tenersi la prima cerimonia di laurea in tessile. Nella città che da secoli vive di filati e innovazione, tra telai e visioni imprenditoriali, il cerchio si è finalmente chiuso. E si è chiuso bene. Alla sede della Fondazione Pin, il Polo pratese dell’Università di Firenze, undici studenti hanno ricevuto la corona d’alloro del corso triennale in Design, Tessile e Moda, nato nel 2022 e già riconosciuto come un esempio nazionale di formazione integrata tra università e impresa.
Ma più dei numeri, in questa prima cerimonia, a parlare sono state le storie. Quelle che emozionano, come quella della prima laureata che si è presentata all’appello con la figlia - archeologa - seduta tra il pubblico. Una madre, lavoratrice, carta modellista, che ha scelto di rimettersi in discussione per inseguire un sogno, uno strumento, una nuova consapevolezza nel settore per eccellenza della città. O quella della nipote di Rino Gattuso, il commissario tecnico della Nazionale: anche lei tra i neodottori, a testimoniare che la passione per la moda e il tessile può attraversare percorsi inattesi.
"Sono molto contenta di questo risultato - ha dichiarato Daniela Toccafondi, presidente del Pin - perché questi studenti hanno capito che dietro a un prodotto di moda c’è molto più del brand. C’è sperimentazione, c’è ricerca, c’è creatività, ma soprattutto c’è un uso sapiente e consapevole dei materiali in chiave sostenibile. E tutto questo accade nelle prime fasi della filiera".
Dopo anni in cui la crisi aveva scavato un solco profondo tra il settore tessile e le nuove generazioni, oggi il vento è cambiato. Il successo del corso - oltre 500 iscritti nei primi tre anni, molti dei quali già orientati verso la magistrale - racconta di una fiducia ritrovata. Le aziende del distretto, che da tempo chiedevano con forza nuove figure qualificate per affrontare la doppia sfida della sostenibilità e della digitalizzazione, hanno trovato risposte concrete. E l’Università, con la sua rete di alleanze e con il supporto strategico del Pin, ha saputo cogliere il momento.
"Il corso ha coinvolto oltre 40 aziende in workshop, laboratori, tesi in co-progettazione e tirocini – ha sottolineato Barbara Valtancoli, delegata Unifi al Polo universitario pratese –. Oggi possiamo dire di aver costruito un’offerta formativa che parte dalla triennale e arriva fino al dottorato, in una filiera completa, profondamente connessa al tessuto produttivo".
Un aspetto chiave di questo progetto è proprio la sua capacità di tenere insieme accademia e impresa. Due indirizzi - uno sul tessile, l’altro sul prodotto moda - e un percorso orientato all’apprendimento sul campo. Le lezioni frontali si alternano agli interventi di imprenditori, che portano in aula la concretezza dell’esperienza. Il corso si inserisce infatti all’interno di un sistema che include anche il corso magistrale in Fashion System Design, il master Ecofashion e due borse di dottorato per il Made in Italy. Un sistema che fa di Prato, ancora una volta, un laboratorio vivente di sperimentazione e crescita.
"È un progetto unico nel panorama pubblico italiano – ha detto Debora Giorgi, presidente del corso – per l’approccio che mette insieme creatività, sostenibilità e capacità di lettura dei bisogni del settore. La scelta di Prato come sede non è stata casuale: è nata da una forte volontà condivisa tra università e mondo produttivo". Prato partendo proprio dalle richieste del mondo imprenditoriale è riuscita in poco tempo a concludere a livello formativo il ciclo completo della filiera.
Intanto, gli applausi della cerimonia di laurea restano impressi nei corridoi del Pin come un’eco di futuro. Un futuro che parte da Prato, dove il sapere incontra il saper fare, e la moda è ancora, più che mai, una questione di cultura.
Silvia Bini