
Andrea Ottanelli, direttore editoriale di Storialocale
Diciassette novembre 1827. È mattina, giorno di mercato in città. Un funebre convoglio si muove a piedi da Palazzo Pretorio diretto appena fuori le mura, al Mercato delle Bestie. Siamo in zona Porta San Marco. Qui, alle 11 circa, verrà dato seguito a un ordine sovrano, l’ultimo che si ricordi come pratica di tanta crudeltà in tutta la Toscana: pena di morte, ghigliottina. In piazza, ad attendere che la lama ne tagli la testa, c’è Antonio Cecchi di Tacigliana, per tutti ‘Pallino’. Rapide e inequivocabili indagini hanno consentito di individuarlo quale unico responsabile dell’omicidio della moglie Petronilla Corsini, un ‘femminicidio’ si direbbe oggi.
Una vicenda macabra che per la sua valenza storica e documentale trova restituzione nel saggio di Grazia Villani, collocato nel più ampio numero (41) di Storialocale risultato del consueto lavoro condotto dall’associazione Storia e città. Di questo l’autrice parlerà oggi, alle 21 al circolo Arci Le Grazie, nell’ambito del ciclo ’Leggere, raccontare, incontrarsi… d’estate’ in dialogo con il direttore editoriale di Storialocale Andrea Ottanelli. Un passo indietro, lo stesso che la studiosa Grazia Villani suggerisce per aiutare la comprensione degli eventi: è il 30 novembre del 1786 quando il granduca promulga quella riforma che consentirà alla Toscana di divenire primo Stato al mondo ad aver abrogato tortura e pena di morte. Eppure i fatti pistoiesi si collocano tra il 1826 e il 1827. Tra modifiche ed editti, spiega infatti l’autrice, si assistette a una reintroduzione della pena capitale, pur se per un tempo limitato e circoscritta ai soli crimini più efferati. È questo il caso dell’uxoricida pistoiese, il cui gesto estremo viene perfettamente ricostruito da Villani a partire da atti e documenti reperiti negli archivi. Si conoscono l’età della vittima e del suo esecutore, la composizione esatta della famiglia, la fisionomia del borgo nel quale si svolgono gli eventi.
"Il ritrovamento del cadavere era avvenuto la mattina del 27 settembre. Fu il parroco don Tommaso Tanini e recarsi sul posto per espletare la funzione di pubblico ufficiale. ‘Cecchi Petronilla – riporta testualmente l’autrice dai documenti consultati – fu trovata sul fuoco abbruciata e arrostita, spettacolo orrendo a udirsi direi ma più orrendo a vedersi’". Da lì lo svolgimento delle indagini e l’esclusione delle diverse ipotesi sino all’elaborazione dell’unico scenario possibile, forti anche di testimonianze e ‘vox populi’ non ignorabili: non poteva che essere stato il marito ad aver ucciso la donna. Sigillo ultimo, la confessione stessa del Cecchi che dichiarava d’aver agito armato d’accetta. "Il Cecchi fu arrestato e ‘collocato in stanza segreta del carcere tribunale di Pistoja’. Non potendo permettersi economicamente le spese legali, venne dunque affiancato da un avvocato dei poveri. Messo alle strette – prosegue nella ricostruzione l’autrice – confessò di aver ‘voluto sfogare l’odio che da molti anni’ nutriva verso la propria consorte". Da lì un articolato lavoro che con minuzia restituisce nuovi colpi di scena (che non sveleremo), dettagli sulla sentenza, sulla città stessa e la sua conformazione, sulle modalità di esecuzione, fino anche, come spiega Villani, alle superstizioni legate alla figura del Cecchi in San Marco. Solo memorie storiche in una civilissima Toscana, quella che nel 1859 abrogherà, stavolta definitivamente per davvero, la pena capitale. L’iniziativa è a ingresso libero ed è realizzata in collaborazione con il Comitato di zona Le Grazie oltre allo stesso circolo Arci.
linda meoni