
La prima e più completa occasione per rivedere da vicino le sculture pistoiesi
Porte aperte su Corso Fedi, due furgoni parcheggiati lato museo e un viavai continuo di casse da caricarsi su quei furgoni. Vista la cura con cui tutto avviene e il metodo di trasporto non c’è dubbio: in quelle casse ci sono delle opere d’arte. E dal momento che tutto accade in uscita da Palazzo del Tau, le opere d’arte sono inequivocabilmente a firma Marino Marini. Impossibile non notare un movimento così evidente che nei giorni scorsi ha interessato il Palazzo, così come impossibile non associarlo a qualcosa che negli anni è stato ripetuto come un mantra e recepito come una minaccia, "riporteremo le opere a Firenze". E invece no. Perché quelle casse, ora scoperchiate, sono partite in direzione Arezzo, dove già da due giorni è allestita una mostra interamente dedicata al maestro pistoiese, primo evento di questa nuova gestione della Fondazione Marini presieduta dall’avvocato Andrea Niccolai.
"In realtà – precisa lui – ho solo dato seguito a qualcosa che già era stato avviato dal commissario, il prefetto Raffaele Ruberto". Settanta di quelle opere che compongono l’antologica "Marino Marini. In dialogo con l’uomo" (a cura di Alberto Fiz e Moira Chiavarini; coordinamento scientifico di Alessandro Sarteanesi), spalmata sulle due sedi aretine della Galleria Comunale d’arte moderna e contemporanea e della Fortezza Medicea arrivano proprio da Pistoia e rappresentano certamente la prima più grande e completa occasione per vedere e rivedere – oltre che vedere per la prima volta in assoluto – da vicino le opere ‘pistoiesi’ del Marini, tra gessi, bronzi e dipinti.
La mostra è prodotta e organizzata dal Comune e dalla Fondazione Guido d’Arezzo, progettata dall’associazione culturale Le Nuove Stanze e Magonza con La Nazione come media partner. L’altro corpo di opere che completano il catalogo aretino arrivano invece dal Museo Marini in San Pancrazio.
"Offriamo così una visione esauriente dell’indagine di Marino partendo dalla parte più legata all’arcaismo, con figure come la pomona, per poi svilupparsi fino agli anni ‘60 – dice Fiz –. In Galleria una disposizione tematica con una serie di relazioni tra pittura e scultura, mentre in Fortezza è sintetizzato in dieci opere monumentali il percorso di Marino dagli anni ‘30 ai ‘60".
l.m.