Sogno nuova Arena. L’acquisto, i lavori e poi lo stadio ex novo. Una strategia in due step

Breve e lungo termine, ecco come trasformare un debito in un asset. Aumentare la capienza per la Serie A e poi abbattere i singoli settori.

Sogno nuova Arena. L’acquisto, i lavori e poi lo stadio ex novo. Una strategia in due step

Sogno nuova Arena. L’acquisto, i lavori e poi lo stadio ex novo. Una strategia in due step

Va bene, prima decliniamo tutti i "se" del caso, togliendoci subito il dente: se l’affare dovesse andare in porto, se si troverà l’intesa economica, se l’operazione sarà sostenibile e – poi aggiungete voi – tutta quella sequela di condizionali che un’operazione pubblico-privato tanto complessa può richiedere. Ebbene, quando e se il Pisa comprerà l’Arena Garibaldi – come da proposta del sindaco e disponibilità al dialogo espressa dal presidente Corrado – il piano d’azione è più o meno stilato attraverso un percorso graduale che possiamo ricondurre a due maxi step.

Il primo step è legato ad un futuro imminente e intende trasformare un "debito" in un "valore". Spieghiamoci meglio. Al momento attuale, alla luce delle condizioni in cui versa lo stadio, l’acquisto dell’Arena richiede un impegno economico forte e immediato. Lo stadio, così per come è oggi, inoltre necessita di lavori e quindi, di fatto, rappresenta un ulteriore "debito". Secondo alcune stime indicative, redatte ormai qualche anno fa, e quindi da aggiornare alla luce del caro-prezzi, per permettere all’Arena di tornare a godere di una capienza intorno ai 14-15mila spettatori occorrono interventi da 4-6 milioni di euro. Facciamo qualche esempio pratico, giusto per capirci. Per riaprire il "Curvino", così come è stato ribattezzato, è necessario poco meno di un milione. Ma poi bisognerà alzare il piano delle prime quattro file, cambiare le vie di accesso, le uscite e rafforzare (le relazioni che si stanno stilando in questi giorni spiegheranno meglio in che termini) le varie strutture. Questi lavori, una volta ultimati in tempi relativamente brevi, garantirebbero il raggiungimento di tre obiettivi. Nel giro di pochi mesi il Pisa avrebbe uno stadio di proprietà in grado di affrontare le richieste della Serie A ma anche una struttura più funzionale e con una maggiore capienza. Tradotto? Un valore aggiunto in termini di asset per il club.

Ma simili investimenti chiudono la porta al "sogno" di una nuova Arena? Affatto. E’ qui che giungiamo al secondo e ultimo step che invece parla al futuro più lontano. Partendo proprio dai lavori di consolidamento già effettuati, e grazie alla maggiore capienza ottenuta con essi, il Pisa andrà ad abbattere gradualmente i vari settori dello stadio – Curve, gradinata e tribuna – potendo però continuare a giocare in casa e garantendo l’accesso allo stadio ai propri tifosi. Fantascienza? Beh, al momento siamo ben lontani da simili scenari, ma questo non significa che non vadano previsti e progettati già a partire da adesso. Questa costruzione di uno stadio attraverso step non sarebbe poi una procedura "pisana". Ma sarebbe mutuata dall’esempio virtuoso dell’Atalanta che sta costruendo il suo nuovo impianto proprio lungo simili direttrici strategiche consentendo ai propri tifosi di assistere ai successi della Dea nonostante i cantieri in atto.