
La platea del congresso
Pisa, 29 agosto 2025 – Con la seduta di chiusura di ieri a Pisa, all’Auditorium “Giuseppe Toniolo” dell’Opera della Primaziale Pisana, si è concluso il XXIX Congresso dell’Associazione Teologica Italiana (Ati), dedicato a «Luce delle genti”. Cristo, la Chiesa, l’evangelizzazione a 60 anni dal Vaticano II». All’incontro hanno partecipato oltre 130 persone, tra teologi e teologhe provenienti da tutta Italia, con presenze anche dall’estero. Quattro giornate (25–28 agosto) di relazione, dialogo e confronto sul significato dell’eredità conciliare, cimentandosi in una approfondita analisi delle spinte innovative, date alla Chiesa da quell’evento, e delle prospettive che ancora se ne stanno derivando per il futuro. Un primo bilancio a valle del Congresso: nuova forza per l’evangelizzazione In questi sessant’anni il panorama della fede cristiana nel mondo è profondamente mutato. Il Concilio non sentiva urgente, a suo tempo, la ripresa della missione di diffondere la fede nei contesti di "antica cristianità". Oggi invece questo è un compito ineludibile, data l’insorgenza di una società plurireligiosa, dovuta alle migrazioni, e in non piccola parte irreligiosa, dato il non raro abbandono della fede da parte di battezzati e al calo progressivo in Europa e nelle Americhe del battesimo dei bambini. Oggi lo si rilegge per trarne alcune condizioni che i Padri conciliari avevano messe in luce e che, al tempo presente, appaiono imperative perché si possa riprendere a evangelizzare. La prima viene dalla Dichiarazione sulla libertà religiosa e il riconoscimento dell’uguaglianza dei diritti di tutte le religioni di fronte allo Stato. Vecchie storie di intolleranza e di pretese della Chiesa di esercitare un’autorità sulla società civile costituivano una pesante zavorra, che frenava la libertà del cristiano di avanzare a tutti, nella conversazione civile, la proposta della fede. Il concilio ha sgomberato la strada sulla quale riprendere con schiettezza e libertà l’avanzamento dei valori sociali del Vangelo e, non di meno, la speranza che viene dalla fede nel Cristo risorto. È alla luce di una ripresa dell’evangelizzazione che si muove la dinamica della riforma della Chiesa, non tanto come un’operazione chiusa nel quadro di alcune cose determinate da mutare, quanto la promozione di un ristrutturarsi perenne della Chiesa che la impegni in tutte le stagioni dello scorrere del tempo. Su questi temi la comunità dei teologi italiani si è ritrovata molto unita e concorde. Un fatto positivo e, allo stesso tempo, anche motivo di rimpianto di altri momenti nei quali il dibattito si vivacizzava in brillanti scontri di opinioni diverse, diventando così il pensiero vigorosamente creativo e fecondo. Il XXIX Congresso ATI si è così confermato luogo di ascolto, verifica e slancio: dal patrimonio conciliare arrivano orientamenti per un annuncio più libero, credibile e responsabile, capace di abitare la complessità del presente senza smarrire l’essenzialità del Vangelo.