"Questo edificio cade a pezzi". Occupazione-lampo e proteste allo Scientifico ‘Buonarroti’

Messaggio anonimo sui grippo Whatsapp degli studenti: "I nostri genitori ci hanno sempre esortato a trovare il lato bello della scuola, ma noi qui vediamo solo un umido posto di lavoro".

Un’occupazione lampo. Si può riassumere così la mattinata di ieri al liceo Buonarroti, tutto fuorché ordinaria. Nella notte, lo Scientifico è stato occupato "da un gruppo di studenti non appartenente a nessun tipo di movimento politico", si legge in un testo anonimo rimbalzato nelle chat Whatsapp degli studenti dell’istituto. "I nostri genitori ci hanno sempre esortato a studiare e a trovare il lato bello della scuola; ma se ci troviamo qua è proprio perché noi effettivi fruitori non ci riteniamo soddisfatti", continua il lungo messaggio. "Uno studente che sia tale dovrebbe essere felice di andare a scuola, un luogo dove ampliare la propria mente e conoscere nuove persone, o almeno nei nostri sogni, dato che tutto ciò che riusciamo a vedere qui è un umido posto di lavoro dove recarsi per rincorrere un pezzo di carta che rivelerà al mondo quanto siamo intelligenti o meno. La nostra permanenza nei locali scolastici è resa ancora meno piacevole dalle condizioni in cui questi riversano, e quest’anno si sono ripresentati i soliti problemi strutturali: classi completamente fradicie, termosifoni incontinenti, e la lista continua". Il riferimento al crollo di parte della "piccionaia" dell’edificio, avvenuto lo scorso dicembre, e alle condizioni critiche in cui da anni verte la struttura, costruita nel 1974 e che "sarebbe stata capace di sopravvivere per circa 35 anni". "La Provincia ci ha detto che alcuni controlli erano stati fatti poco prima del crollo della piccionaia, e continuano ad esserci con cadenza biennale, almeno per quanto riguarda i sottotetti dei piani superiori. Non ci saremmo mai aspettati una replica così poco persuasiva: davvero i periti non hanno notato danneggiamenti e falle così importanti? Noi studenti preferiremmo avere un dialogo diretto con le istituzioni per poter segnalare ogni problematica che ci infastidisce durante la nostra quotidianità scolastica, così da rendere chiara la situazione che viviamo a poche centinaia di metri dai loro uffici". Preside e docenti sono riusciti ad accedere all’istituto dopo poche ore. "C’era molto caos e panico, nessuno sapeva bene cosa fare. Una volta entrato, il preside ha convocato un’assemblea in auditorium tra studenti e docenti", spiegano alcuni ragazzi. "Abbiamo parlato con i professori delle nostre problematiche. Ma nessuno è realmente stato capace di gestire la situazione. Dopo l’assemblea abbiamo discusso ancora con il corpo docenti riguardo l’educazione civica e altre questioni appartenenti alla scuola, non dell’edilizia che invece è di competenza della Provincia. Ora la scuola è disoccupata".

Giulia De Ieso