Pisa e il "modello" Bologna: "A 30 all’ora in tutte le strade"

Il gruppo ‘Una città in comune’ parla di riqualificazione degli spazi, sicurezza e qualità dell’aria "Aumentare le aree pedonali, allargare i marciapiedi e incentivare la nascita di nuove piste ciclabili".

Pisa e il "modello" Bologna: "A 30 all’ora in tutte le strade"

Pisa e il "modello" Bologna: "A 30 all’ora in tutte le strade"

Pisa come Bologna, con tutta la città a "30" chilometri orari. È la proposta lanciata dal partito della sinistra radicale, ’Una città in comune’, che ieri ha presentato l’idea di una "mobilità per il futuro delle nostre città" in un’iniziativa in piazza XX Settembre. "Abbiamo sempre creduto – spiega Marco Ricci di Una città in comune – che la mobilità incentrata sull’auto abbia ormai fatto il suo tempo. Per ragioni sempre più evidenti, dalla riqualificazione degli spazi alla qualità dell’aria, passando per la sicurezza soprattutto dei più fragili, questo sistema ha dimostrato tutti i suoi limiti. La buona notizia è che oggi sappiamo, con la certezza dovuta dai numerosi esempi in cui questa misura è stata già attuata, che un’alternativa esiste".

Secondo il gruppo politico, il caso di Bologna ha avuto il merito di aprire un dibattito nazionale, anche perché "non si tratta solo di limitare la velocità - continua Ricci - ma di riequilibrare gli spazi cittadini, ripensandoli non solo in funzione del transito e del parcheggio delle auto, ma anche della vivibilità e della percorribilità con gli altri mezzi".

La proposta arriva dopo l’annuncio da parte della Giunta comunale di nuove ’zone 30 residenziali’ istituite a Riglione e a Oratoio. Aree definite "riserve indiane" dal consigliere comunale, Ciccio Auletta, che insiste nel definire l’amministrazione "troppo legata a una visione arcaica incentrata sull’automobile". L’elemento delle zone 30 spiega il gruppo politico, "se preso singolarmente è positivo, non rappresenta tuttavia una novità in grado di far compiere quel salto di qualità alla città".

Per Una città in comune, la città 30 significa "un’iniziativa generale che punta a riequilibrare lo spazio pubblico, riducendo le aree della strada dedicate alle auto con l’inserimento di piste ciclabili e l’allargamento dei marciapiedi, al fine di creare spazi più vivibili per le persone". "L’idea della centralità dell’auto privata - spiega Auletta - è confermata dalle parole dell’assessore alla mobilità Massimo Dringoli, quando disse (in una dichiarazione rilasciata a La Nazione) che i lungarni si possono pedonalizzare solo quando sarà realizzata la tangenziale Nord-Est, progetto a cui notoriamente siamo contrari".