Opa e sartoria sociale: "Il nostro no agli sprechi"

Il progetto della Primaziale: "40 mila stole con tessuti riciclati dai brand"

Opa e sartoria sociale: "Il nostro  no agli sprechi"

Opa e sartoria sociale: "Il nostro no agli sprechi"

"Realizzeremo 40 mila stole coprispalle con tessuti riciclati dei brand di moda che poi l’Opera primaziale pisana distribuirà ai visitatori della cattedrale. La fornitura è valida per tutto il 2024, ma il dato molto positivo è che l’iniziativa ha già suscitato grande interesse tra le aziende del distretto pratese". Stefano Carboni della cooperativa Arnera parla del progetto che la sartoria sociale sta portando avanti su committenza della primaziale e che si inserisce a pieno titolo nell’ambito dell’economia circolare, contrastando gli sprechi e offrendo opportunità di lavoro a persone che provengono da contesti svantaggiati.

"Su questo tema - aggiunge Carboni - stiamo facendo qualcosa di analogo, pur se di molto piccolo, con la Fondazione Sviluppo Toscana che ci ha chiesto di riutilizzare alcuni scarti di magazzino in tessuto dei precedenti Internet festival per realizzare gadget in vista della prossima rassegna sul mondo digitale che si svolge ogni anno a Pisa".

Ma se lo studio dell’università di Pisa ci dimostra come il settore moda sia ad altissima incidenza sul fronte inquinamento e sostenibilità, è chiaro che lavorare sul riutilizzo dei materiali, ricostruendo per gli stessi una vita nuova una volta usciti dal ciclo di produzione, ha un altissimo valore simbolico e didattico. "L’obiettivo di questo progetto realizzato in partnership con la Primaziale - osserva Carboni - è quello di mettere in pratica buone pratiche che abbiano anche numeri piuttosto significativi e questo primo traguardo lo abbiamo già centrato: abbiamo già ricevuto richieste di collaborazione da almeno sei o sette aziende del distretto pratese per riutilizzare i loro materiali e stiamo studiando nuove forme di collaborazione anche in virtù della manodopera artigianale che possiamo offrire. Quindi da una parte dobbiamo tenere conto con quanto riusciamo a produrre, possibilmente aumentando la pianta organica offrendo opportunità di riscatto sociale a chi arriva da contesti sfavorevoli, dall’altra dobbiamo evitare il rischio di realizzare oggetti che poi vadano a riempire i magazzini senza avere una risposta soddisfacente del mercato, perché altrimenti vanificheremo l’obiettivo principale della lotta agli sprechi".

Gab. Mas.