La ’guerra’ di Pisano. Esposto in Procura

L’ex presidente dell’Authority non si rassegna e solleva dubbi sulla sua decadenza .

La ’guerra’ di Pisano. Esposto in Procura

La ’guerra’ di Pisano. Esposto in Procura

Un esposto alla procura, ma anche al prefetto Maria Luisa D’Alessandro, all’Anac (l’Authority anti corruzione) e all’organo di vigilanza della Port Authority, è stato depositato dall’ex presidente Salvatore Pisano per chiedere anche a loro "se il 16 novembre scorso la democrazia a Pisa è morta davvero". Con una lunga e articolata nota, Pisano torna sulla sua decadenza, determinata dalle dimissioni in blocco dell’intero consiglio di amministrazione, in seguito alle dichiarazioni in Tv dell’avvocato Massimo Nitto, consulente della società di cui il Comune è socio unico, sul nuovo assetto di governance (fino a un anno prima, infatti, la municipalizzata era governata dallo stesso Pisano con l’incarico di amministratore unico), e torna a porre domande inviate tramite Pec al sindaco e al suo capo di gabinetto alle quali dice di non avere mai "ottenuto risposta". Pisano, che fu nominato in quota Lega, critica il silenzio dell’amministrazione e della politica cittadina (quindi anche del suo partito) e, con la denuncia presentata in procura, chiede anche il risarcimento del "danno patrimoniale e non patrimoniale (il grave stress accumulato in conseguenza dell’accaduto) subito". In particolare, l’ex presidente rivela di avere svolto, "dopo essermi ripreso psicologicamente da quell’azione efferata, accertamenti (anche di carattere peritale) sulla comunicazione delle dimissioni dei consiglieri del cda in seguito alla trasmissione televisiva". Azioni che avrebbero, secondo Pisano, confermato "i forti dubbi già emersi in primissima battuta sulla legittimità dell’atto di dimissioni dei consiglieri". Infatti, conclude l’ex presidente, "quell’atto è affetto da vizi formali (e di sostanza) di tale gravità da minarne la validità e l’efficacia".