L'incendio del Monte Serra (Foto Valtriani)
L'incendio del Monte Serra (Foto Valtriani)

Pisa, 19 dicembre 2018 - "Io con l'incendio del Monte Serra non c'entro nulla". Arrivano nel pomeriggio di mercoledì, dopo una giornata intensa per gli investigatori, le parole di Giacomo Franceschi, 37 anni. E' lui l'uomo nell'occhio del ciclone. Dopo le indagini dei carabinieri l'accusa per lui è di quelle pesanti: avrebbe appiccato l'incendio che ha letteralmente distrutto la vegetazione del Monte Serra in una ventosa serata dello scorso ottobre.

Voleva, secondo gli investigatori, far scattare la macchina dei soccorsi, poi lui stesso avrebbe perso il controllo delle fiamme, alimentate dal vento fortissimo. Il risultato fu un'ecatombe di alberi e animali. Sono andate distrutte anche alcune case, la gente riuscì a fuggire all'ultimo. Ma lui, dal carcere don Bosco di Pisa dove è in cella, ripete che con l'incendio non c'entra niente.

Lo riporta l'avvocato dell'uomo, Sandro Orrù. La comunità di Calci, in provincia di Pisa, dove abita Franceschi è sconvolta: qui tutti si conoscono e l'uomo, fino a ieri, era un semplice volontario dell'antincendio boschivo. Uno sviluppo delle indagini che dunque ha del clamoroso: chi doveva spengere l'incendio si vede affibbiare invece l'accusa di piromane. 

Importante adesso sarà l'interrogatorio di convalida dell'arresto, che si svolgerà nei prossimi giorni e che sarà condotto dal pm Flavia Alemi. 

All'individuazione del presunto piromane, i carabinieri forestali e i militari del comando provinciale di Pisa sarebbero arrivati al termine di un'indagine tradizionale, supportata anche da intercettazioni telefoniche e verifiche sul campo di segnalazioni raccolte sul territorio. L'inchiesta è stata seguita in prima persona dal procuratore capo di Pisa, Alessandro Crini, che nei giorni successivi al rogo il ha riunito nel suo ufficio il gruppo di lavoro istituito per lavorare sul caso.

Sono stati passati in rassegna nomi e situazioni di chi ha precedenti da piromane e chi, una volta finanziata la bonifica dei terreni, avrebbe potuto avere un'utilità nell'aggiudicarsi i lavori di recupero delle aree.

Di qui la decisione di iniziare con una rosa di nomi ritenuti sospetti da monitorare nelle conversazioni telefoniche. Fino a quando non sono stati raccolti elementi probatori giudicati dagli investigatori tali da portare al fermo del volontario dell'antincendio boschivo.