
Federica Bigongiali direttrice del progetto che produce il primo seme per agricoltura biologica "Va inserito subito nei campi: per le semine del 2025 abbiamo una programmazione di 700 ettari" .
di Stefania Tavella
PISA
"Dal tipo di seme che si utilizza dipende la qualità del cibo che arriva nei nostri piatti". Così Federica Bigongiali della fondazione "Seminare il Futuro" spiega l’importanza del traguardo raggiunto con ’Inizio’, il primo seme selezionato per l’agricoltura biologica, da quest’anno in produzione, che mostra una maggiore adattabilità ai cambiamenti climatici. Il lavoro di ricerca proseguirà al centro di ricerche agro-ambientali "Enrico Avanzi" di Pisa, che oggi apre le sue porte al pubblico per una semina collettiva di grano.
Da cosa nasce l’iniziativa? "L’obiettivo è sensibilizzare i consumatori sulle problematiche relative al mondo dell’agricoltura. Far entrare i cittadini nelle aziende agricole significa ridurre le distanze tra i consumatori e la realtà agricola, facendo crescere la consapevolezza sui problemi legati alla perdita di biodiversità ...".
Cosa vuol dire?
"È importante che il consumatore capisca che i semi non sono tutti uguali e che è importante conservarne il più possibile perché questi vanno poi a costituire un patrimonio genetico utile ad affrontare i cambiamenti climatici, non solo per noi ma anche per le generazioni future. La perdita di biodiversità si traduce invece in maggiori difficoltà nell’affrontare questi cambiamenti. In più la selezione varietale può aiutarci a raggiungere gli obiettivi del green deal".
In che modo?
"L’Europa ci ha dato obiettivi molto ambiziosi, tra i quali convertire all’agricoltura biologica entro il 2030 il 25% dei terreni agricoli. Per avvicinarci e avere un’agricoltura più sana e in equilibrio con l’ecosistema, è necessario fornire agli agricoltori gli strumenti giusti. Ma la selezione dei semi da sola non può bastare...".
Si spieghi.
"È necessario un approccio agroecologico, una visione di sistema che guardi anche al suolo e all’interazione della pianta con l’ambiente in cui vive: l’azienda agricola deve essere considerata come un organismo in connessione con l’ecosistema nel quale si trova".
Cosa rappresenta quindi ‘Inizio’?
"È un punto di partenza: da quest’anno questo seme sarà disponibile nelle aziende agricole e per le semine del 2025 abbiamo già una programmazione di 700 ettari. La nostra è una ricerca volta all’inserimento immediato nella realtà agricola, ma con la collaborazione del centro Avanzi ci aspettiamo di individuare quali sono i tratti del seme che gli conferiscono questa resilienza".