"Dopo il caso Giulia Cecchettin. Educare all’affettività nelle scuole"

L'Università di Pisa affronta l'educazione all'affettività e alla sessualità in contesti scolastici in risposta alle richieste degli studenti, con l'obiettivo di combattere discriminazioni e promuovere la consapevolezza.

"Dopo il caso Giulia Cecchettin. Educare all’affettività nelle scuole"

"Dopo il caso Giulia Cecchettin. Educare all’affettività nelle scuole"

L’Università di Pisa ha tenuto ieri l’incontro ‘Educare all’affettività e alla sessualità in contesti scolastici’, argomento molto sentito e dibattuto all’interno dell’Ateneo al punto che, come spiega il presidente del corso di studi di Scienze della Formazione Primaria (struttura organizzatrice dell’evento), professor Pietro Di Martino, nasce come "risposta alla richiesta degli studenti di lavorare su questo tema".

Professore, come mai il tema è così sentito dai giovani?

"Principalmente perché negli scorsi anni nel nostro corso di laurea non c’era abbastanza spazio per queste tematiche, oggi invece trattate in modo trasversale da pedagogisti, antropologi, biologi e altri esperti. Io però ricordo bene la volta in cui gli studenti e le studentesse hanno fatto questa richiesta...".

Ossia?

"Dopo l’omicidio di Giulia Cecchettin. I nostri studenti e studentesse sono rimasti molto colpiti dal leggere il background delle persone coinvolte, con una buona formazione universitaria. Questo fatto, oltre alle richieste che già da tempo ci venivano fatte di trattare questo tema, è stato lo sprono definitivo che ha portato all’incontro".

Un incontro che è soltanto il primo passo di un percorso dell’ateneo?

"L’Università di Pisa sta lavorando contro ogni tipo di discriminazione. È però chiaro che oltre agli atti formali e all’apertura di uno sportello d’ascolto e aiuto, che sono l’unica arma dell’ateneo, servono anche delle pratiche personali e individuali. Per cambiare veramente le cose c’è bisogno, oltre a un’attenzione formale, anche di formazione: consapevolezza ed educazione sono infatti la base per il cambiamento individuale. E questo è il nostro compito come scienze di formazione primaria".

Ma nel concreto cosa può fare il suo corso di studi?

"Noi siamo l’unico corso che abilita all’insegnamento nella scuola primaria. Ritengo che il modo migliore per costruire le competenze e la cultura necessarie per educare le persone all’affettività sia partire dai primi anni di scuola. Scienze della Formazione Primaria è la base di partenza".

Ma può essere tutto in mano alla scuola?

"Penso che ci siano anche altri segmenti da coinvolgere: tutta la società deve muoversi verso queste tematiche. Quello che può fare la nostra università, come luogo di cultura, è dare l’esempio ma anche gli strumenti di conoscenza e apertura a tanti punti di vista diversi. E l’incontro di oggi è uno di questi".

Mario Ferrari