
La professoressa Alessandra Veronese
di Stefania Tavella
PISA
"La conoscenza non può essere la soluzione a tutti mali, ma almeno una parte dell’antisemitismo a cui assistiamo è dovuta all’ignoranza. Per questo è essenziale promuovere la conoscenza della cultura ebraica nelle scuole". A dirlo Alessandra Veronese, docente di storia medievale dell’Università di Pisa nominata il 4 settembre scorso tra i membri del Tavolo tecnico per l’aggiornamento della strategia nazionale di lotta all’antisemitismo, in rappresentanza del Ministero dell’Istruzione. "L’obiettivo di questo tavolo tecnico, guidato dal generale Pasquale Angelosanto - spiega Veronese -, è trovare risposte adeguate per fronteggiare la crescita esponenziale dell’antisemitismo che si sta verificando anche in Italia a seguito dei fatti del 7 ottobre 2023".
Da dove partire?
"Innanzitutto da docenti e dirigenti di scuole primarie e secondarie. C’è un primo problema da affrontare che riguarda la discrasia tra le norme esistenti e quello che docenti e dirigenti conoscono e attuano. Per esempio, so che talvolta agli insegnanti viene negata la possibilità di prendere le ferie per le festività ebraiche, perché i dirigenti non sanno che quei giorni saranno recuperati, come prevede la legge. Anche questa è una forma di antisemitismo, seppur inconsapevole".
E a livello didattico?
"L’idea è di agire sulla narrazione della storia ebraica che viene fatta nelle scuole e che è spesso presentata solo come una storia di persecuzione. Ma la storia degli ebrei d’Italia è anche una storia di integrazione e collaborazione che è importante conoscere per smontare tutti quei discorsi che circolano sui social e che non avremmo mai più voluto sentire, come i rimandi alla teoria del complotto giudaico o ai savi anziani di Sion".
Quale soluzione proporrà? "Penso che il Ministero debba ripristinare la formazione obbligatoria per i docenti, dedicando alcune ore a argomenti di carattere interdisciplinare come questo, con l’obiettivo di ampliare le conoscenze sul tema e colmare le lacune esistenti". Crede che sia necessario intervenire anche a livello universitario?
"Negli ultimi mesi abbiamo assistito a richieste totalmente inopportune di boicottaggio delle università israeliane. Io mi sono già espressa con chiarezza sulla questione anche in senato accademico e ribadisco anche ora che le università devono essere luoghi di apertura e incontro, non di chiusura e boicottaggi".