ANGELA MARIA FRUZZETTI
Cronaca

Scuola mobilitata per Gaza. Mozione firmata da docenti. E domani sera un corteo

Meucci e Barsanti dicono stop al massacro. In altri istituti si raccolgono firme. A Marina intanto si scende in piazza a favore della alla resistenza palestinese.

Una manifestazione a favore della Palestina

Una manifestazione a favore della Palestina

La drammatica situazione a Gaza ha spinto il mondo della scuola a mobilitarsi anche nelle province di Massa Carrara e La Spezia, esprimendo un forte dissenso contro le atrocità in corso. Docenti di diverse scuole si sono uniti per sottoscrivere una mozione che chiede azioni concrete e la fine dei bombardamenti. In cinque istituti (Meucci e Barsanti a Massa; Isa 1, Isa 2 e Liceo Mazzini a Spezia) la mozione è stata presentata e approvata dal collegio docenti, dimostrando una chiara presa di posizione. In altre scuole, invece, come Minuto, Montessori-Repetti, Zaccagna-Galilei, per ciò che riguarda la nostra provincia, è stata avviata una raccolta di firme che ha riscosso l’adesione della grande maggioranza del personale, a testimonianza della crescente consapevolezza e del profondo senso di urgenza tra gli educatori.

"L’iniziativa – spiegano i promotori dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università – è nata dal bisogno di non restare indifferenti di fronte alla catastrofe umanitaria. La mozione, redatta inizialmente da una scuola di Pisa, è stata inviata a tutti i dirigenti scolastici delle province di La Spezia e Massa Carrara per sensibilizzare il più ampio numero possibile di persone e istituzioni, affinché la scuola non rimanga in silenzio di fronte a ciò che è stato definito come un ’massacro insostenibile’ a Gaza. I docenti hanno sentito il dovere di condannare lo sterminio e di difendere i diritti umani, promuovendo nei propri studenti una coscienza critica e solidale".

"La mozione – prosegue la nota – chiede al Governo italiano un’azione decisa in politica estera per la fine dei bombardamenti, la distribuzione immediata di aiuti umanitari e il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia di Gaza. Si sollecitano inoltre azioni concrete, come l’interruzione di ogni collaborazione, la cessazione della vendita di armi e la revoca del memorandum d’intesa sulla cooperazione militare con Israele. Un’ulteriore richiesta è che il Governo non conceda l’utilizzo delle basi Nato in Italia a sostegno di Israele. Questo appello, pur nascendo da un senso di impotenza di fronte a una tragedia così vasta, è animato dalla ferma volontà di non tacere. I bambini palestinesi sono visti come ’nostri alunni, nostri figli’ e la scuola, in quanto luogo di educazione e formazione, ha il compito preciso di occuparsi del presente e di non rimanere inerte davanti a questo orrore. La diffusione di questa presa di posizione alla cittadinanza tutta è un passo fondamentale per sensibilizzare e mobilitare l’opinione pubblica".

Corteo. Intanto domani sera, alle 21, con ritrovo presso il pontile di Marina di Massa, è stato promosso un corteo in sostegno alla resistenza palestinese, contro la guerra di Israele e Stati Uniti in Medioriente e contro il riarmo europeo e del Governo italiano. "La Palestina – dicono i promotori – nonostante la sua fiera resistenza, sta morendo in una situazione umanitaria infernale, con la complicità del mondo occidentale e di un Governo sordo e connivente. Mondo occidentale che nel frattempo si sta armando sempre più, sottraendo miliardi di euro alla scuola, alla sanità, ai programmi di sostegno ai poveri, per l’imposizione della Nato a cui i nostri pavidi governanti non hanno fatto altro che inchinarsi. In tutto questo, si restringono sempre di più gli spazi di agibilità politica, anche a causa della nuova legislazione liberticida che prende il nome di Dl sicurezza. Insomma un piano perfetto per uno stato di guerra permanente. Opporsi a tutto questo diventa necessario, con tutte le nostre forze, tutte le nostre capacità: per fare pressione sul nostro governo affinché prenda le distanze da israele; per fermare il controllo imperialista americano sul Medioriente; per interrompere il corto circuito politico che porta all’aumento spropositato delle spese militari; per pretendere l’abolizione delle legislazioni d’emergenza che trasformano il nostro paese in uno stato di polizia. Prima che sia troppo tardi".