MARCO MAGI
Cronaca

Romanzo giallo senza cadaveri. Raule e il canone holmesiano: "Storia vittoriana che parla di noi"

Alle stampe l’ultimo libro della scrittrice spezzina: un’indagine sentimentale sulle rovine di un matrimonio "Il ritratto che ci è arrivato delle donne del tempo è una narrazione maschile e perbenista. Ma io vado oltre".

L’autrice Susanna Raule

L’autrice Susanna Raule

Vanessa S. Riley, ossia la nota autrice spezzina Susanna Raule, si è infilata tra le righe del Canone holmesiano per scrivere un giallo senza cadaveri. È intitolato ‘La signora Holmes’ il suo nuovo libro ed è un’indagine sentimentale sulle rovine di un matrimonio, ma anche sulla questione femminile in un’epoca di mutamenti sociali così simili a quelli della società contemporanea.

Il suo è un romanzo che affonda le radici nel canone holmesiano, ma lo sovverte dall’interno. Cosa l’ha spinta a questo punto di vista ‘laterale’? "Volevo scrivere una storia vittoriana per parlare del mondo contemporaneo, ma da una certa distanza. Una storia sulle relazioni umane, su una relazione amorosa sana e, ciò nonostante, infelice. Non volevo adagiarmi sugli stereotipi sulle donne vittoriane, spesso sbagliati, per cui mi servivano due personaggi intelligenti, empatici, anticonformisti. È così che mi è venuto in mente di usare Sherlock Holmes".

Il matrimonio tra Amelia e Sherlock è una crepa nella logica perfetta del personaggio. È anche una metafora della frattura tra intelletto e sentimento? "Una prima crepa l’ha aperta Conan Doyle stesso, inserendo nel Canone diversi personaggi femminili per cui Holmes prova ammirazione. Irene Adler, ma anche Mary Watson e qualche altra signora. Ho deciso di espandere questa vena. Holmes ci viene descritto come una macchina pensante, ma contraddice in continuazione il ritratto che Watson fa di lui. La critica ha da tempo evidenziato che Holmes, nel profondo, è un bohemien, un disadattato, un personaggio di matrice romantica".

Molti autori hanno tentato di estendere l’universo holmesiano, ma pochi lo hanno fatto spostando l’asse dal crimine alla relazione. Come ha affrontato la costruzione di una trama senza delitti? "Come un giallo. Qui il mistero da risolvere è: come ha fatto la relazione tra quei due ad andare così male e così in fretta? Potrei raccontare come ho fatto a costruire la suspense su queste basi, ma me lo tengo... per le presentazioni".

Infine, come è stato dare una voce femminile forte e autonoma in un mondo – quello vittoriano – che storicamente ha fatto di tutto per zittirla? "Scavando. Attingendo alle fonti. Il ritratto che è arrivato fino a noi delle donne vittoriane è una narrazione maschile, borghese, perbenista. Cercando i dati, le storie mediche, le statistiche, le lettere delle donne e i loro scritti, emerge un mondo assai diverso".