Gli abbracci commossi dopo la sentenza (New Press Photo)
Gli abbracci commossi dopo la sentenza (New Press Photo)

Firenze, 30 giugno 2020 - Cinque condanne e due assoluzioni. Con una pena massima di 25 anni e due mesi di reclusione. Questo stabilisce il processo di primo grado per la morte di Duccio Dini, il ragazzo investito e ucciso durante un regolamento di conti tra uomini di etnia rom. "Siamo soddisfatti, per quanto possiamo esserlo in questa situazione, è un bel segnale": così il padre del ragazzo dopo la sentenza. LEGGI TUTTE LE REAZIONI

La corte d'assise di Firenze, dopo circa cinque ore di camera di consiglio, ha dunque emesso il suo verdetto sulla morte del 29enne.

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Cinque persone sono state dunque condannate e due assolte mentre il pm aveva chiesto la condanna per tutti e sette con pene dai 9 ai 22 anni di reclusione. Molti amici di Duccio Dini hanno seguito fuori dall'aula bunker, chiusa per limitazioni a causa del coronavirus, l'esito del processo

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Per tutti le accuse erano di omicidio volontario con dolo eventuale per la morte di Dini e di tentato omicidio di un altro cittadino rom, obiettivo dell'inseguimento legato a un regolamento di conti. La condanna più pesante per Kjamuran Amet, che doveva rispondere anche di tentata violenza privata.

Una pena di 25 anni è stata inflitta poi agli altri quattro condannati: Remzi Amet, Remzi Mustafa, che era alla guida della Volvo che travolse Dini, Dehran Mustafa e Antonio Mustafa. Assolti Kole Amet ed Emin Gani: si trovavano su un furgoncino che aveva partecipato solo a una fase iniziale dell'inseguimento perchè si era poi bucata una ruota.

La morte di Duccio Dini avvenne il 10 giugno 2018 in via Canova. Ci fu un inseguimento tra bande in auto. Il ragazzo era fermo a un semaforo e fu travolto da una delle auto. Travolto, non ebbe scampo. Fu inutile ogni tentativo di soccorso. 

In aula, oltre ai familiari di Duccio Dini, era presente anche la vice sindaca di Firenze Cristina Giachi, con la fascia tricolore, per testimoniare la vicinanza di Palazzo Vecchio che è anche parte civile nel processo.

"Una sentenza esemplare, che è stata un segnale importante per la famiglia. Non c'è da esultare, ma a nome del sindaco, che ha parlato col padre subito dopo la lettura della sentenza, e di tutta la giunta ho espresso alla famiglia la nostra vicinanza, e la consapevolezza che oggi le istituzioni hanno esercitato pienamente la loro funzione". Così la vicesindaca Giachi ha commentato la sentenza. ''Un grazie alla magistratura e all'avvocatura del Comune - ha aggiunto Giachi - per un processo che è stato condotto in modo esemplare. La giustizia non restituirà Duccio alla sua famiglia, e il male fatto non potrà essere cancellato, ma a quel male non sarà lasciata l'ultima parola''. ''Questa sentenza - ha proseguito la vicesindaca - riconosce che i gravissimi fatti criminosi esaminati in questo dibattimento hanno cagionato non solo morte e lesioni gravi a carico di innocenti cittadini ma anche provocato danni diretti e indiretti al Comune''.

Nardella: "E' stata fatta giustizia"

«Sono arrivate le pene in primo grado per i responsabili dell'omicidio di Duccio Dini. Non ho l'abitudine di commentare le sentenze, ma questo è un risultato che rafforza la nostra fiducia nella giustizia. Oggi, proprio come nei mesi passati, siamo stati vicini alla famiglia e agli amici di Duccio. Ringrazio le forze dell'ordine, i magistrati, gli avvocati del Comune e delle altre parti civili per il grande impegno. Anche se non serve a lenire il dolore, è stata fatta giustizia». Cosi su Face, il sindaco di Firenze Dario Nardella dopo la sentenza di condanna per cinque degli imputati per la morte di Duccio Dini, 29 anni, che mentre era sul motorino a un semaforo rosso venne travolto e ucciso da un'auto impegnata in un inseguimento tra nomadi il 10 giugno 2018.