Una delle auto coinvolte nell'inseguimento mortale. Nel riquadro la vittima
Una delle auto coinvolte nell'inseguimento mortale. Nel riquadro la vittima

Firenze, 17 ottobre 2019 - Andava a 103 km all'ora. Per la precisione a 103,80 km al'ora l'auto che il 10 giugno del 2018 travolse e uccise Duccio Dini, il ragazzo di 29 anni, fiorentino, che si trovò in mezzo a un inseguimento tra bande che provenivano dal campo rom del Poderaccio. Fu travolto da una delle auto e morì, in una giornata tragica per la città di Firenze. Fu una Volvo a investirlo. Il ragazzo era in motorino. Il particolare della velocità dell'auto è emerso durante una delle udienze del processo in corso a Firenze. 

Gli imputati nel processo per la morte di Duccio Dini sono sette, accusati di omicidio volontario con dolo eventuale. La velocità è stata ricostruita nel corso delle indagini da un agente della polizia municipale, sentito oggi come testimone dell'accusa, in base ai video ripresi dalle immagini delle telecamere di sorveglianza cittadine. In base alle indagini, basate anche sul Dna trovato nell'auto, sulla Volvo al momento dell'incidente viaggiavano quattro uomini.

La presenza di almeno due dei sospettati nella Volvo è stata confermata oggi da alcuni testimoni, tra cui due carabinieri e un passante. Acquisita agli atti anche la testimonianza di una donna residente nei pressi del luogo dell'incidente, che afferma di aver visto le auto impegnate nell'inseguimento passare ad alta velocità sotto le finestre di casa sua, e poco dopo di aver udito la frase "io ti ammazzo" e il rumore di tre colpi di pistola. La presenza dell'arma da fuoco non è mai stata confermata nel corso delle indagini svolte. La prossima udienza, nel corso della quale saranno sentiti altri testimoni citati dal pm Tommaso Coletta, è fissata per il 30 ottobre.

"Queste prime udienze hanno confermato che quel giorno ci sono state scene da far west davanti alle quale non è possibile rimanere indifferenti". Lo ha detto il vicesindaco del Comune di Firenze Cristina Giachi. "Il Comune è parte civile - ha ricordato Giachi - perché è riuscito a prospettare alla corte d'assise l'esistenza di un danno risarcibile per l'amministrazione. Un danno gravissimo perché quel giorno purtroppo si è rotto il legame di coesione sociale che tiene insieme una collettività. E' stato leso il diritto delle persone a vivere nel proprio quartiere senza timore di essere investiti o peggio, com'è accaduto, di essere uccisi. Lo confermano quanti, anche oggi, si sono alternati sui banchi dei testimoni". "La nostra avvocatura sta seguendo con attenzione le varie udienze - ha concluso - in attesa della discussione finale prevista per il prossimo gennaio".