
Ant lancia l'allarme per le cure ai malati oncologici (Foto di repertorio)
Firenze, 30 agosto 2025 – “Noi di Ant abbiamo vissuto un agosto di centinaia di persone malate di tumore, scaricate dai circuiti di assistenza pubblica per ingrossare le fila dei pazienti oncologici in fase avanzata e avanzatissima. Perché il tumore non va in vacanza, anzi d’estate ha più bisogno”. Raffaella Pannuti, presidente nazionale della Fondazione Ant, associazione che porta gratuitamente assistenza domiciliare medico specialistica gratuita ai malati di tumore, lancia un appello accorato a un riconoscimento anche formale di chi offre cure palliative, ma che non ha mai ottenuto un accreditamento vero né finanziamenti né supporto.
I dati di agosto lo confermano e sono in linea con gli anni passati e con quanto avviene anche a dicembre, a ridosso delle ferie: le richieste ad Ant aumentano del 30%, aggiungendosi a un numero già elevatissimo.
“Nonostante abbiamo sul campo 8 medici e 8 infermieri per assistere una media quotidiana di 320 pazienti tutto l’anno nelle province di Firenze, Pistoia e Prato – conferma la direttrice sanitaria di Ant Silvia Leoni -, d’agosto riceviamo 30 nuove richieste al giorno. Non riusciamo a dire no, ma questo è segno di una rete che ha bisogno di supporto e di risposte diverse”. Al caldo che aumenta disidratazione e sintomi con un aumento di richieste di assistenza (e anche di morti per pazienti già critici), alla difficoltà sociale di reperire assistenti domiciliari a partire dalle badanti, si aggiungono i servizi ridotti nel sistema sanitario pubblico. “I reparti lavorano a regime ridotto, con aumento di pazienti mandati a casa anche in condizioni ad alta necessità di assistenza” spiega Leoni.
Così i telefoni di Ant diventano incandescenti, chiamati dai medici di famiglia o dai reparti che segnalano pazienti in difficoltà, ma anche da parenti che necessitano di una mano immediata. E i professionisti non dicono di no. “Salvo un contributo post Covid della Regione alle associazioni che non si erano fermate per la pandemia – ricorda la direttrice sanitaria Ant – non abbiamo mai ricevuto sovvenzioni pubbliche né supporto nell’acquisto del materiale e dei farmaci necessari per i pazienti. Viviamo di donazioni private, di aziende, di bandi ministeriali, di eventi”.
Manca anche la formalità di una rete delle cure palliative: “Non c’è mai stato un accreditamento e neanche convenzioni con le Asl”. Attualmente tra terzo settore e servizio pubblico, segnala Leoni, solo il 35-40% dei malati che ne hanno bisogno ricevono la terapia del dolore. Anche bambini. “La Regione, attenendosi alle direttive nazionali, si è data come obiettivo una copertura del 90% e per questo ha sollecitato le convenzioni. A settembre dovrebbe essere fatta: lo speriamo. Chiediamo solo di poter offrire cure amorevoli prima che sia troppo tardi, per continuare a dare ai pazienti in maniera più coordinata e capillare l’attenzione e la minor sofferenza che meritano”.