
Cesare Prandelli oggi si definisce contadino: "Sono tornato alle origini, la sera sono felice. Questa città non ti regala nulla, ma poi ti apre un mondo. Il genio di Da Vinci mi ha stregato".
di Benedetto Ferrara
La collina è casa sua. Il trattore, gli ulivi, i nipoti, la serenità. Cesare Prandelli non ha mai avuto dubbi su e le sue bellezze. Ha conosciuto le piazze e i vicoli e le donne e gli uomini di questa città. Pregi, difetti, passioni e polemiche. Ha attraversato il nostro mondo e se lo è infilato nel cuore perché è casa sua. "Quando i miei vecchi amici vengono a trovarmi ciò che inorgoglisce di più è portarli in giro e farli vivere le emozioni che questa città è capace di regalarti".
La sua vita oggi è… "Quella del contadino. Sono tornato alle mie origini. Io quando salgo sul trattore sono felice. E la sera quando ho finito provo quella stanchezza sorridente che senti addosso quando sei soddisfatto della tua giornata. Il lavoro manuale toglie di mezzo ansie e stress".
Il calcio non sempre, invece… "Io amo il calcio. E certi sentimenti non li metti mai da parte. E’ vero, quando mi dimisi dalla Fiorentina andai in tilt. Non volli guardare una partita per almeno sei mesi. Provavo troppo dolore. Poi sono uscito da quel tunnel e ho riscoperto la bellezza di questo sport".
La sua Fiorentina fu qualcosa di incredibile. Per lei, per la città, per la gente. "L’altro giorno ripensavo a uno di quei momenti indimenticabili. E non era una partita, ma quel giorno in cui in ritiro venimmo a sapere che la sentenza di calciopoli ci aveva condannati alla serie B. Io dovevo salire sul palco per la presentazione della squadra. Mi piangeva il cuore per i tifosi. Mi feci forza, dissi che sarei rimasto al mio posto e compresi che i giocatori erano tutti con me. Questo mi dette l’energia per parlare con grande passione e positività del nostro futuro. Poi la B si trasformò in una penalizzazione e il nostro fu un campionato fantastico. Non posso dimenticare quel giorno".
Capire i fiorentini non deve essere facile. Lei ci è riuscito? "Questa città non ti regala niente. Quando entri in empatia si apre un mondo. Senti l’affetto ma comprendi anche che non devi fare danni perché qui tutto è prezioso. Quando mi dicevano “Oh Cesare, te tu devi vincere”, all’inizio non capivo. Poi ho capito…".
Il suo quartiere preferito? "Beh, Santo Spirito. Se ci ho vissuto molti anni un motivo c’è. L’Oltrarno mi ha sempre toccato il cuore".
Il ruolo del nonno le piace? "Ho cinque nipoti, io adoro fare il nonno. A volte li porto a vedere un museo e a scoprire personaggi storici, artisti. Il genio di Leonardo da Vinci li ha conquistati. E ha conquistato anche me".
E uno dei nipoti gioca a calcio. Lo va a vedere? Gli regala qualche consiglio? "Certo che lo vado a vedere. Ma dargli consigli è l’ultima cosa che farei. Ha dieci anni potrei solo dirgli: vai e divertiti. I ragazzi non vanno ingabbiati dentro regole ferree. E’ un errore che non mi piace e che troppi mettono in pratica. Fino a 14 anni il calcio deve essere libertà. E poi genitori e nonni devono mettere bocca il meno possibile".
Il calcio italiano non vive un momento felice. E’ anche la Nazionale a raccontarcelo. "Da un pezzo, da almeno una decina di anni. Se vogliamo cambiare le cose serve uno sforzo da parte di tutti. Dirigenti, calciatori, procuratori, giornalisti, presidenti. Se non c’è questo allora tutto diventa inutile".
Il suo allenatore ideale? "Quello che adatta le sue idee ai giocatori che ha a disposizione. I talebani non li capisco e comunque non saranno mai i miei preferiti".
Di questa Fiorentina che dice? "Mi piace, è la più forte degli ultimi anni. E Sfefano Pioli è l’uomo giusto. Persona per bene, capace, sia nella gestione del gruppo che nelle scelte sul campo".
Prandelli, Ci lasci un’immagine del suo presente. La polmonite è alle spalle, la sua vita da contadino la soddisfa, i nipoti le riempiono il cuore. E poi? "Io sono una persona positiva. Quando sono stato male ho sofferto ma non ho paura di lottare e cerco sempre di pensare positivo. Una immagine? L’altro giorno, nel parcheggio dell’Esselunga mi si è avvicinato un ragazzo in motorino e mi ha detto: Mister, vorrei stringerle la mano per dirle grazie. Io sono cresciuto con lei. Non mi ha parlato di partite o altro, mi ha detto: io sono cresciuto con lei. Questa frase mi ha dato una grande gioia interiore. I sentimenti sinceri sono ciò che ci fa sentire uomini. Uomini felici".