I presidenti dei Consigli comunali per Ilaria Salis

Riuniti 24 Comuni d'Italia, tra cui Firenze

Ilaria Salis

Ilaria Salis

Firenze, 1 febbraio 2024 - I presidenti dei Consigli comunali di 24 Comuni d’Italia delle città di Roma, Catanzaro, Milano, Grosseto, Aosta, Bologna, Firenze, Trento, Trani, Genova, Campobasso, Ragusa, Imperia, Alessandria, La Spezia, Palermo, Lucca, Cosenza, Venezia, Chieti, Parma, Torino, Crotone e Napoli esprimono profonda preoccupazione per la situazione di Ilaria Salis, 39 anni, ex maestra elementare, rinchiusa in un carcere di massima sicurezza a Budapest con l’accusa di aver aggredito due persone durante una manifestazione celebrativa che si svolge ogni anno per ricordare i soldati nazisti ungheresi deceduti durante l’assedio della capitale ungherese. Salis si è sempre dichiarata innocente e rischia una pena fino a 16 anni di detenzione. I presidenti richiedono un intervento immediato alle autorità italiane, inclusi il Governo Nazionale, il Ministero degli Esteri e all’Ambasciata Italiana in Ungheria affinché si adoperino prontamente, e senza indugi, per garantire che Ilaria Salis riceva un processo equo e una pena proporzionata alla gravità del reato contestato. In particolare si richiede che sia valutata l’opportunità di applicare la misura degli arresti domiciliari in Italia, come previsto dalla normativa vigente. Questo sarebbe un passo fondamentale verso il rispetto dei diritti umani e della giustizia e che evidentemente vengono disapplicati nei confronti di Salis la quale, durante l’ultima udienza, è stata trasferita in tribunale legata mani e piedi. Un teatrino mediatico, intimidatore, brutale, lontano anni luce dalla cultura europea e del rispetto delle garanzie processuali dello stato di diritto. “Arrivati a questo punto – dichiarano i presidenti dei Consigli comunali – l’intervento delle autorità italiane è cruciale per assicurare che venga garantito un giusto processo. Non possiamo più aspettare un giorno, non possiamo più consentire che Ilaria rimanga ancora in luoghi di detenzione dove vengono calpestati i suoi diritti e le sue prerogative. Il processo è già una pena, ma questo accanimento rischia di farlo diventare una vera e propria tortura”. 

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