Lo scrittore Marco Vichi
Lo scrittore Marco Vichi

Firenze, 11 dicembre 2019 - Sempre più interessante il dibattito sul futuro di Firenze. Dopo la lettera inviata al nostro giornale dallo scrittore Maurizio Maggiani, abbiamo pubblicato i pareri di Massimo Cacciari e di Ernesto Galli della Loggia. Oggi ospitiamo lo scrittore Marco Vichi

Firenze non è più quella di cinquant’anni fa? Oh, ma davvero? È una cosa inaudita! Tutto il mondo è cambiato, ma Firenze doveva rimanere uguale a prima… per non deludere chi ci è venuto due o tre giorni mezzo secolo fa… per continuare a essere pittoresca (immaginatevi questa ultima parola pronunciata dalla classica signora inglese che non ha mai perso il proprio accento). Continuiamo il gioco: com’era più poetico vedere i contadini nel campo con l’aratro trainato dai buoi… Oh sì, i dipinti di Fattori. Ma una cosa del genere può dirlo solo perché chi non ha mai fatto il contadino. Il trattore è meglio. “Lei scrive con la penna?” mi chiese una elegante signora d’altri tempi. “No signora, uso penna d’oca e calamaio, e scrivo a lume di candela.” Poi le spiego che ormai scrivo al computer, e lei arriccia il naso: “Non è per niente poetico.” Non posso che sorridere. La signora ricorda il passato della propria giovinezza, e si sa che con gli occhi della giovinezza tutto è più bello.

“Se Michelangelo vivesse adesso” le dico “userebbe il martello scalpellatore ad alte prestazioni per sbozzare i blocchi di marmo e liberare le figure dalla loro prigionia, e solo dopo, per completare l’opera, userebbe gli attrezzi manuali, e chissà quante sculture in più avrebbe potuto fare.” Di certo, alla sua epoca, il Bonarroti usava il massimo della tecnologia, e lo stesso avrebbe fatto oggi. Ma torniamo a Firenze: oggi è una città più moderna, più comoda, più pulita, meno inquinata, più collegata ai quartieri periferici, anche più accogliente e un po’ meno cattiva, visto che sono diminuiti i fiorentini, piuttosto diffidenti, infidi, maligni, alcuni addirittura ancora impauriti dalla “diversità”, di fronte alla quale reagiscono spesso nei modi più sgradevoli, camuffando dietro una battuta la perfidia, di cui spesso si vantano (mah!).

Forse uno dei “problemi” più grandi di Firenze è diventato il turismo (che la rende anche ricca): un problema che condivide con altre città… e non vorrei mai trovarmi a doverlo risolvere. Che possiamo farci se tutto il mondo vuole venire a Firenze? È davvero una faccenda di difficile soluzione. Si fa presto a criticare e a passare oltre: chi ha la soluzione scagli il primo suggerimento. Vogliamo fare dei tornelli? Alzare un muro? O magari far costare il viaggio a Firenze così tanto che poi a permetterselo saranno soltanto i ricchi? Creare una nuova Firenze nel deserto per dirottarci qualche milione di turisti? Lo dico di nuovo, questa città sta finalmente diventando più moderna, più internazionale. Una piccola e grandiosa città dove accadono molte cose, dove l’attenzione alla vivibilità è alta, dove si trasformano musei, dove si restaurano luoghi storici e si aprono al pubblico, dove si fanno mostre che attirano pubblico da ogni parte della terra, una città che ha iniziato il suo lungo e coraggioso cammino verso un profondo cambiamento, ma anche capace di conservare il meglio del passato.

Cinquant’anni fa Firenze non era meglio di adesso, era semplicemente diversa, e se non fosse cambiata, qualcuno direbbe, storcendo il naso: “Ma questa città non cambia mai!” Si sa che i fiorentini non sono MAI contenti. Il cambiamento li destabilizza, il disappunto è il loro marchio di fabbrica, un cliché di cui non riescono a liberarsi: se fai qualcosa, l’hai fatta male, se non la fai, non sai fare nulla… Invece io dico: viva le città che cambiano.