Massimo Cacciari
Massimo Cacciari

Firenze, 10 dicembre 2019 - «Firenze è cambiata? Mi dica lei quale città al mondo è rimasta com’era trent’anni fa...». La scorza è rude, i concetti ficcanti, la diplomazia un orpello di cui fa a meno.

Massimo Cacciari, filosofo – già sindaco di quella Venezia che da ben prima di Firenze patisce sulla testa le suola di fiumi di turisti – ha il pregio di non usare perifrasi.

Professore, ha letto cosa dice Maggiani? Firenze si è trasformata. In peggio.

«Ma smettiamola con questi piagnistei. Guardi non ho voglia...» U

Un attimo: ci sono spunti nuovi.

 «Cioè?»

Maggiani è amareggiato perché per pregare in Santa Maria Novella bisogna pagare.

«E allora? Almeno così si mantengono le chiese. Si faccia un giro in Spagna dove si paga per entrare in chiese mille volte meno famose».

Bene, ma che il turismo massiccio abbia snaturato la città è innegabile.

«Ma meno male che ci sono i turisti, ce ne vorrebbero di più. Senza di loro saremmo in mutande. Magari vanno organizzati, gestiti, spalmati. Perché a Firenze non indirizzate i visitatori a Prato a vedere il più bel Lippi che esista, o a visitare le ville Medicee fuori città? E’ chiaro che davanti a Santa Croce c’è casino, così come davanti al Duomo. Era più bello quando avevo 15 anni? Certo, ma è inutile piangere sul latte versato».

Ma Firenze non rischia di adagiarsi alla rendita? Di non avere più fame?

«Ma questo lo dite voi. Basta avere il coraggio di essere più curiosi, cercare novità nei giovani artisti fiorentini. Lamentarsi sempre è solo simbolo di decrepitezza senile».