
La procura ha aperto un’indagine per verificare la correttezza dell’iter: presto le prime acquisizioni. Intanto Palazzo Vecchio sta verificando le autorizzazioni rilasciate dalla Soprintendenza.
di Pietro Mecarozzi e Antonio Passanese
Tre progetti (almeno). Centinaia di elaborati. E fiumi di carteggi tra Soprintendenza, Comune di Firenze e proprietà dell’ex teatro Comunale, oggi trasformato in un complesso residenziale di lusso soprannominato dai fiorentini il ’cubo nero’. È ciò che il nostro giornale ha trovato negli atti di Palazzo Vecchio riguardanti la storia burocratica del progetto. Dissolta la nebbia creata dal disordine e dalla quantità esorbitante dei file forniti, dall’archivio comunale (dopo la nostra richiesta di acesso agli atti) emergono i rendering presentati dalle società committenti nelle varie fasi della progettazione. A partire da quello dello studio Archea dell’archistar Marco Casamonti, fino alla versione finale approvata nell’agosto del 2030 dall’allora Soprintendente, Andrea Pessina, e dalla direzione urbanistica del Comune, siglata dagli studi Vittorio Grassi and partners e Gla– Genius loci architettura.
Fin dai primi fascicoli di proposta strutturale della nuova proprietà subentrata a Cdp – la Savills che gestisce il fondo immobiliare ’Future Living’, di proprietà della joint venture Hines e Blue Noble – si nota come il progetto si discosti in maniera netta dal ’disegno’ di Casamonti approvato durante il Piano di recupero. A dominare nelle facciate degli edifici è il corten, un tipo di acciaio ricoperto da un patina di ruggine, il colore marrone si ripete e i volumi discostano per forma e profondità. Stando a quanto appreso dai verbali a nostra disposizione, il prospetto ad aprile 2020 venne ’rigettato’ dalla Soprintendenza, che nei pareri suggerisce alcune modifiche sui volumi degli immobili.
Le modifiche ci sono. Lo scambio di prescrizioni e proposte continua per mesi. Il corten viene rimpiazzato con il tanto discusso ottone brunito, quel materiale dai cittadini additato come ’nero’ ma che nero non è, bensì si tratta di una sfumatura tendente al bronzo scuro. Cambiano anche linee e prospetti, e i primi di agosto l’elaborato riceve il "parere favorevole vincolante" di Soprintendenza e Comune. Piccola curiosità: entrambi, in calce, nei documenti spiegano che la scelta dei "materiali, degli infissi, delle finiture esterne delle facciate, pavimenti e sistemazioni del verde, illuminazioni e arredi, sia concordata in corso d’opera in cantiere".
Come si passa dal corten all’ottone brunito? In tutti i progetti trovati negli atti comunali, quest’ultima tonalità è approvata dall’ente ministeriale e presente nella tavolozza a disposizione dei costruttori. È quindi frutto di una scelta personale degli architetti. Rimangono invece dei dubbi su come il materiale in questione sia stato presentato nei rendering: stando al timbro con data 7 agosto e la firma di Pessina, nell’ultima versione del complesso residenziale (la terza immagine partendo dall’alto) il cubo non risulta ’nero’ – come è invece in quella precedente – bensì tendente all’oro.
Intanto, mercoledì la procura di Firenze ha aperto un fascicolo d’inchiesta esplorativo senza indagati per accertare se sussistano reati. Le indagini si stanno concentrando su permessi e autorizzazioni che hanno portato alla costruzione del colosso nero. Ma c’è anche un’altra novità, emersa nelle ultime ore. Il Comune di Firenze, e in particolare il Servizio Edilizia Privata, quattro giorni fa, ha scritto alla Soprintendenza – e per conoscenza a Savills Investment Manager – "nell’esercizio delle (sue, ndr) competenze in materia di vigilanza", si legge nella missiva, chiedendo gli atti che riguardano "l’assolvimento delle condizioni alle quali era subordinato il parere vincolante" della stessa Soprintendenza grazie al quale la società immobiliare "ha ottenuto l’autorizzazione paesaggistica l’8 settembre 2020", necessaria per il rilascio dei permessi a costruire e in attuazione del piano di recupero dell’ex Comunale. Insomma, sembrerebbe, leggendo le carte, che Palazzo Vecchio sia sprovvisto di questa importante documentazione che si pensava, in un primo momento, fosse contenuta nel progetto depositato anche negli uffici della Direzione Urbanistica.