Firenze, 29 aprile 2021 - Gli interventi urgenti sono sempre stati garantiti: traumi, patologie oncologiche e tempo-dipendenti. Ma per la chirurgia programmata 14 mesi di emergenza Covid hanno fatto accumulare un ritardo spaventoso. La dimostrazione di come la pandemia incida sulla salute dei pazienti con il virus ma, purtroppo, anche su tutti gli altri.

Coronavirus Italia, il bollettino

Covid e cure a casa: le nuove linee guida

Covid Liguria, il bollettino, 268 nuovi casi e 9 morti

Nei tre trimestri del 2020, da marzo a dicembre, in Toscana sono saltati 74mila ricoveri per interventi chirurgici, 48mila solo nel periodo del lockdown. Poi nei mesi tra giugno e ottobre aziende sanitarie e ospedaliero universitarie erano riuscite a recuperarne 11mila.

Il saldo resta comunque pesantissimo: ci sono 63mila interventi chirurgici che non sono stati effettuati. Ai quali si devono sommare quelli saltati in questi primi mesi del 2021.

E’ quanto emerge dal report che la Toscana ha inviato al ministero della Salute per giustificare la spesa di 30 milioni erogata in base al decreto legge 104 del 14 agosto 2020 con disposizioni urgenti in materia di liste d’attesa per corrispondere tempestivamente alle richieste di prestazioni ambulatoriali, screening e di ricovero ospedaliero non erogate nel periodo dell’emergenza epidemiologica conseguente alla diffusione del virus e, contestualmente, allo scopo di ridurre le liste di attesa. Mentre sulle visite specialistiche il gap è stato colmato al 90%, la Toscana dietro alla Campania è la miglior regione in Italia, per la chirurgia c’è ancora molto da fare.

Numeri che spaventano per le ricadute sulla salute dei cittadini e sulla riorganizzazione del sistema sanitario, quando sarà in grado di riprendere l’attività chirurgica al 100%. Per ora buona parte delle chirurgie è trasformata in degenze Covid, mancano gli anestesisti, che già prima erano sotto organico e ora sono impegnati nel trattamento intensivo dei malati Covid, scarseggiano gli infermieri ora reclutati per la campagna vaccinale.

Morale, l’attività è molto ridotta. A Prato, per esempio, su 14 sale operatorie ce ne sono 9 ferme. Il contributo della sanità privata ha rappresentato un’ancora di salvezza, ma i numeri sono troppo grandi per una risposta efficace. Il fatto che vengano garantite le urgenze è un sollievo ma non sufficiente come risposta per chiunque sia in attesa di un intervento non considerato urgente: provate a chiederlo a chi sta aspettando da un anno e mezzo una protesi d’anca.

Negli ospedali dell’Asl Toscana centro nel 2020 sono stati fatti oltre 10mila interventi in meno rispetto all’anno precedente, però ne sono stati garantiti 16mila. L’obiettivo dell’Asl è recuperare gli interventi saltati causa emergenza, facendo funzionare le sale operatorie sette giorni su sette, utilizzando il personale in orario straordinario (con produttività aggiuntiva) e rafforzando il piano strategico per fronteggiare la pressione sugli ospedali.

"Via via che si liberano posti letto Covid prontamente riconvertiamo i reparti – spiega il direttore generale Paolo Morello – Con il piano straordinario l’Asl garantirà il recupero delle liste di chirurgia programmata".

«Sono state create due cabine di regia: una per la chirurgia del trauma e una per la chirurgia generale che consentono di monitorare quotidianamente la situazione e trasferire le équipe chirurgiche e i pazienti negli ospedali meno coinvolti dall’impatto Covid, oltre a pianificare inteventi nelle strutture convenzionate", spiega Stefano Michelagnoli, direttore del dipartimento specialistiche chirurgiche dell’Asl Toscana Centro.

Per quanto riguarda i pazienti oncologici aumenterà il numero degli interventi effettuati sia in case di cura convenzionate, sia in nuove strutture autorizzate: nel 2020 ne sono stati fatti 4.300. Tra le azioni strategiche l’Asl prevede il potenziamento dell’attività chirurgica ambulatoriale complessa, operabile senza la presenza fisica dell’anestesista, senza necessità di letti e di ricoveri in terapia intensiva.