Cantiere di Firenze, l’ombra del caporalato: “Così davano 7 dei 12 euro guadagnati ogni ora ai loro ‘mediatori’”

La denuncia dell’imam Elzir: "Ecco il racconto di tre operai egiziani in cantiere. Chiedo che le autorità indaghino: avevano un contratto regolare, ma sostengono di aver dovuto devolvere buona parte dello stipendio"

Firenze, 23 febbraio 2024 – ”Abbiamo paura di fare un torto a Dio, ma non vogliamo più pagare per lavorare". Le hanno sputate queste parole, come se bruciassero. Era ormai diventato normale ’devolvere’ parte del proprio stipendio a chi gli aveva trovato quel posto da operai, che nel dirlo si sono sentiti quasi in difetto. A raccontarlo è l’imam di Firenze, Izzedin Elzir, riportando le parole di tre operai egiziani che da un anno lavoravano proprio in una delle aziende del cantiere di via Mariti. "Sono arrivati da me pensando di aver fatto ’peccato’, e chiedendomi se era lecito in senso religioso non dare più questi soldi – spiega la guida religiosa –. Mi hanno mostrato le loro buste paga, pur avendo un contratto regolare, ho detto loro che questo è da denunciare, perché si tratta di caporalato".

I tre giovani, tutti poco più che ventenni, vivono a Firenze, e raccontano di essere venuti in contatto "con il ’mediatore’ attraverso amici". Non si tratta di una "persona interna alla società – hanno aggiunto i tre –, ma di un soggetto estraneo, di cui non sappiamo molto".

Lui gli promette un posto nelle squadre di operai. Loro accettano. Il resto è storia: "Sono vivi per miracolo – chiosa l’imam –, hanno lavorato fino a pochi giorni prima della tragedia proprio nel settore dove è crollato tutto". Perché non erano lì in quel momento? La squadra di cui facevano anche parte le cinque vittime era stata arruolata "perché i lavori nel cantiere erano in ritardo – spiegano i tre a Elzir – e quindi servivano più braccia". Tabella di marcia accelerata per accorciare i tempi e tamponare i costi? Questo saranno le indagini a dirlo.

I tre egiziani, spiega l’imam, "in cambio del lavoro stabile, avrebbero dovuto pagare a quest’uomo sette euro dei dodici che percepivano l’ora di compenso. Somma che gli verserebbero tuttora ogni mese, da un anno. È incredibile, ma hanno continuato a dare i soldi al mediatore".

Parole che dovranno trovare un riscontro e sul quale serve far maggiore chiarezza, considerando anche il filone di inchiesta della procura di Firenze sulle posizioni degli operai in forze nel cantiere. "È un fatto inquietante – chiosa Elzir – sul quale le autorità dovrebbero indagare, non è possibile che in un cantiere così importante possano esserci forme di caporalato".

Nel frattempo , i tre egiziani "si sentono rinati, nati una seconda volta, sono riconoscenti a Dio perché hanno avuto la grazia di non morire sotto il crollo, ma allo stesso tempo sono sconvolti per la morte dei loro colleghi".

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