Firenze, 24 giugno 2021 - Un succo di frutta e un sorriso, un ritorno lento alla normalità. Il piccolo Nicola, il bambino scomparso e poi miracolosamente ritrovato in Mugello, in una scarpata, sano e salvo, riprende la sua vita normale insieme a mamma e papà nel casolare in località Campanara. Sono stati giorni frenetici.

Un pozzo per l'acqua e niente elettricità: la scelta della famiglia

L'anno scorso il fratellino si allontanò come lui

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Prima la fuga ("Voleva venire a cercarci e si è perso", ha detto il padre) poi il ritrovamento, gli spostamenti in elicottero nei due ospedali di Borgo San Lorenzo e Careggi per il trasferimento al Meyer, quindi il ritorno a casa. Ha mangiato, ha dormito tranquillo, sorvegliato ogni momento dalla mamma, che non lo ha mai lasciato ed è rimasta con lui nella struttura ospedaliera per l'infanzia. In mattinata il ritorno a casa, per riprendere la vita di prima, quella scelta dai genitori. Una vita più a contatto con la natura, nell'azienda agricola, senza internet e con poca elettricità in una zona remota del territorio comunale di Palazzuolo sul Senio. 

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«Il bambino - dice il sindaco Gian Piero Philip Moschetti - è tornato a casa ma è molto provato, non vuole vedere persone estranee intorno. Ce lo ha hatto sapere la famiglia, che gradirebbe che non ci fossero estranei vicino alla casa. Nicola deve riposare e come prevedibile è ancora molto spaventato, è molto provato». Il sindaco è rientrato a Palazzuolo sul Senio dopo aver ricevuto il Pegaso d'Oro dal presidente Eugenio Giani

"Sono andato ieri verso l'ora di pranzo al Meyer a trovare Nicola - afferma Giani durante la cerimonia - mi sono trovato davanti questo bambino con gli occhi grandi che trangugiava un succo di frutta con tutta la sua energia. Mi ha commosso vederlo sorridere, tutto agitato ma felice, e' un racconto a lieto fine, grazie a tutti quelli che hanno contribuito".

In località Campanara sono diversi i casolari isolati come quello della famiglia del bambino. Si tratta di persone che vivono di quello che coltivano. I genitori del piccolo sono apicoltori, hanno molte arnie che producono miele che poi viene rivenduto. Hanno anche prodotti dell'orto e il bestiame, in particolare capre, per il formaggio.

Fanno parte del collettivo Campi Aperti, che propaganda la sovranità alimentare, ovvero il tentativo di una produzione agricola che si stacchi dalle logiche industriali e torni il più possibile al locale.