Alluvione, il racconto di Marco: “Ho salvato mamma e bimbo dalla furia dell’acqua”

L’argine rompe e il Bisenzio piomba sulle strade, la testimonianza: "È stato uno tsunami, ho preso in braccio il piccolo e siamo corsi al riparo"

Firenze, 5 novembre 2023 – ”Uno tsunami, come nei film. Abbiamo visto l’onda arrivare, le macchine fermarsi, la gente che non riusciva a camminare per la forza dell’acqua, nonostante arrivasse al ginocchio. E non sapevamo cosa stava succedendo, è saltata la corrente e siamo rimasti isolati da tutto". Così descrive quegli attimi da paura Marco Meucci (nella foto con lo zio), 39enne campigiano, che ha passato giovedì notte in via Buozzi.

“Ero a Scandicci, mi ha telefonato mia mamma dicendo che si stava allagando lo scantinato perché le fogne non ricevevano. Era acqua trasparente, piovana, credevamo il problema fosse quel tombino. Sono tornato in fretta per portare le cose in casa al primo piano, erano circa le 22. A un certo punto ho visto arrivare acqua marrone dalla strada, nessuno sapeva dell’argine rotto. Poco dopo è arrivata un’ondata devastante, i passanti venivano portati via dalla corrente, cercavano un riparo dove potevano, uno si è rifugiato in casa nostra, le auto si spegnevano e venivano trascinate. C’era una mamma col bambino ferma in macchina davanti casa nostra, paralizzata dal panico. Sono corso lì e ho preso il bimbo, le ho urlato ‘andiamo, corri, corri!’ e siamo entrati in casa a pelo. Sono rimasti a dormire da noi. Nella tragedia è stato bello vedere quanta solidarietà è emersa: i vicini aprivano le porte a chi era in strada".

“Avevo chiuso la porta del seminterrato, con il chiavistello, quando l’acqua fuori è arrivata a un metro e mezzo non ha retto. La pressione era tanto forte che è esplosa con un boato e si è riversata un’onda devastante. I contatori erano sott’acqua, è andata via la luce, poi l’acquedotto. Perciò non potevamo sapere nulla da tv e pc, l’unico accesso all’esterno era il cellulare, però la connessione era debole. Assenza completa di informazioni, vedevi arrivare l’acqua e non capivi cosa stesse succedendo, solo dal passaparola qualche notizia. Non prendeva il telefono, tuttora siamo senza wifi. Non sapevi come avvisare i parenti o sentire come stavano. E a fine giornata, molti avevano il cellulare scarico. Lì capisci quanto siamo fragili con la tecnologia".

"Verso le 23,30 il livello si è stabilizzato. – prosegue – Mi ricordo anche la piena del ‘91, ero bambino, questa è stata più alta. Mio babbo è nato in questa casa, racconta che quella del 66 fu ancora più alta, ma arrivò lentamente. Questa è arrivata d’improvviso e soprattutto con una violenza mai vista".

Marco è un fisico, persona di scienza, di razionalità; però quella notte terribile ha tirato fuori un istinto innato: "In quel momento devi agire e basta, non capisci cosa stia succedendo, però alla fine capisci che ormai ci sei dentro e qualcosa devi fare, lo accetti a malincuore ed emerge il coraggio, ti rimbocchi le maniche e vai avanti. Ho visto scene che segnano: anziani e malati portati via in gommone tremanti. Persone bagnate e piene di fango, distrutte, lasciare le case con il mezzo anfibio dei pompieri".

La situazione sta migliorando, ma la normalità è lontana: "L’acqua da me è tornata (ma non è potabile, quella la sta distribuendo ora la protezione civile), anche la luce ma siamo tra i pochi. Tanti sono tuttora senza e aiutiamo i vicini, abbiamo sacchettate di telefoni da caricare al vicinato. Oggi sono riaperti Eurospin e Lidl, importante perché molti sono rimasti senza cibo dopo 24 ore con il congelatore spento e nelle case inizia a scarseggiare quello a lunga conservazione".

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