MONICA PIERACCINI
Economia

Toscana, i frantoi sono senza olive. Cali dell'80% rispetto al 2022

Cesare Buonamici, presidente Coldiretti Firenze e Prato: “Servono aiuti, come nel periodo Covid”

Cesare Buonamici, presidente Coldiretti Firenze

Cesare Buonamici, presidente Coldiretti Firenze

Firenze, 14 ottobre 2023 – E' allarme per il settore olivicolo toscano. Le olive non ci sono e senza l'olio da vendere le aziende rischiano il collasso. Il maestro d'olio Fausto Borella tratterà anche di questo nel corso della sua lectio che si svolgerà il 21 ottobre, dalle 17.30, al frantoio Buonamici, sulle colline di Fiesole. L'innovativo frantoio, di proprietà di Cesare Buonamici, presidente Coldiretti Firenze e Prato, è stato inaugurato a maggio di quest'anno, con un investimento importante che ha previsto anche il recupero di olivi abbandonati. “Purtroppo – spiega Buonamici – il problema è comune a tutta la Toscana, ma anche centro e nord Italia. Rispetto allo scorso anno registriamo mediamente cali del 70-80% di olive”.

Come mai?

“Sono tre anni consecutivi che c'è scarsità di olive. Questo è l'anno peggiore di tutti e tre, perché si sono succeduti in rapida sequenza eventi climatici molto negativi. Nei mesi primaverili di maggio e giugno ci sono state forti, intense e prolungate piogge, arrivate proprio nel momento più delicato, quando dal fiore si deve formare il frutticino. Poi è seguita la consueta estate siccitosa, dalla quale ci si difende con l'irrigazione, ma quest'anno praticamente non c'è stato da difendersi, visto che sugli alberi non ci sono olive”.

Quali saranno le conseguenze?

“Senza olive non c'è olio e non ci sono vendite, che sono quelle che permettono alle aziende del settore di sopravvivere in questa fase difficilissima, con i costi aumentati a dismisura, tra mutui, bollette, carburanti, prodotti fitosanitari. Non si deve dimenticare che la bellezza dei nostri luoghi e delle nostre colline è frutto del lavoro dell'uomo. E' il sistema produttivo che aiuta a presidiare il territorio e in particolare le zone collinari, e difenderlo dall'abbandono e dall'incuria. Se sono a rischio le aziende, lo è anche il territorio stesso”.

Cosa si può fare?

“Serve un piano strutturale olivicolo al livello regionale, che dia la possibilità, soprattutto ai giovani, di impiantare nuovi olivi, visto che siamo in forte deficit di prodotto. I due terzi viene importato, mentre la richiesta è molto alta, soprattutto di olio di qualità. L'olivicoltura è un asset strategico del nostro sistema agricolo al quale le amministrazioni devono prestare attenzione, anche dal punto di vista degli aiuti, che servono a garantire la sopravvivenza delle aziende in questi momenti difficili. E' come se fossimo tornati nel periodo del Covid: le attività erano bloccate e lo sono anche oggi, perché mancano le olive. Per questo, ora come allora, servono sostegni economici. Come Coldiretti stiamo inoltre chiedendo di facilitare l'iter per ottenere i permessi per costruire piccoli invasi destinati all'irrigazione di soccorso delle piante”.