Samuele Landi disperso a Dubai, è ancora mistero: la verità dal test sul Dna

L’imprenditore vittima di una tempesta su una chiatta al largo di Dubai dove si era stabilito da anni: si teme che il cadavere ritrovato nell’oceano Indiano sia il suo

Samuele Landi sulla chiatta al largo di Dubai durante un video in cui presentava il progetto di isole galleggianti Aisland
Samuele Landi sulla chiatta al largo di Dubai durante un video in cui presentava il progetto di isole galleggianti Aisland

Arezzo, 10 febbraio 2024 – È ancora mistero sulla sorte di Samuele Landi, l’ex amministratore delegato di Eutelia disperso in una tempesta che ha spezzato in due la chiatta al largo di Dubai su cui si trovava insieme a quattro persone.

A ieri sera non erano arrivati i risultati dell’esame del Dna a uno dei quattro figli dell’imprenditore. Forse già oggi, o più probabilmente lunedì, arriverà la sentenza genetica su quello che tutti temono. Ossia che il corpo irriconoscibile nell’oceano Indiano sia quello di Landi, condannato in via definitiva a 8 anni per bancarotta fraudolenta di Eutelia e a 6 anni in appello per Agile, con possibile ricorso in Cassazione. Sono passati troppo giorni però, dall’incidente in acque internazionali che ha danneggiato la chiatta e ogni ora che passa si affievoliscono le speranze di rivederlo vivo.

Il suo sogno è la città galleggiante, sull’acqua, una comunità di individui liberi da schemi e dalle imposte. In un video Landi racconta Aisland, la sua ultima avventura: una città flottante. Un progetto coraggioso e avveniristico di comunità galleggiante che a pieno regime potrà ospitare fino a 5mila persone, con abitazioni, negozi e laboratori tecnologici disposti su venti piattaforme galleggianti in acque internazionali. Una superficie di 180mila metri quadrati lontano dall’inquinamento delle città metropolitane. "Vogliamo creare un nuovo modo di vivere per le future generazioni – dichiarava nel video Samuele Landi – lontano dalle imposizioni di governi autocrati e attenti soltanto a sfruttare il lavoro degli individui al fine di incassare tasse e balzelli destinati ad ingrassare l’apparato statale, divenuto un pachiderma inutile".

La notizia di Landi disperso, anticipata da La Nazione ha creato grande sgomento in città dove molti conoscono Samuele, imprenditore con il pallino dello sport. Campione italiano di enduro negli anni Ottanta, nei dieci anni successivi partecipa cinque volte alla Parigi-Dakar con l’amico Fabrizio Meoni. Appassionato di paracadutismo aveva aperto un centro lanci all’aeroporto di Molin Bianco e sotto la sua guida Eutelia ha sponsorizzato e gestito una squadra che ha sfiorato il sogno dell’A2.

Un impegno anche nel sociale, quello di Landi: all’inizio degli anni 2000, dopo l’incontro con la dottoressa Laura Perna, Landi costruisce un ospedale a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo. Nasce Kimbondo che in pochi anni, grazie al sostegno finanziario di Landi, diventa una realtà sempre più grande e un punto di riferimento gratuito per la popolazione locale, soprattutto gli orfani, che in Kimbondo trovano un alloggio e dei pasti caldi, una scuola e laboratori professionali.

Un po’ come Steve Jobs, la storia imprenditoriale di Samuele Landi parte da un garage dove nasce Plug-It che diventa Eutelia Spa nel 2009 diventa il quarto operatore nazionale di telefonia con un fatturato di quasi un miliardo di euro e oltre 2mila dipendenti. Una società che ingloba la principale dorsale in fibra ottica italiana, migliaia di chilometri che attraversano il territorio da nord a sud e sulla quale viaggiano le comunicazioni governative. Solo le prossime ore potranno mettere la parola fine al mistero di Dubai.