
Le esportazioni aretine verso gli Stati Uniti resistono agli urti, ma l’incertezza globale resta alta. La Camera di commercio invita a diversificare e guarda con interesse ad altre aree in crescita.
Il 9 luglio si avvicina e il contesto, per le imprese aretine, è ancora indecifrabile. Gli Stati Uniti, dopo mesi di schermaglie commerciali, stanno valutando una nuova ondata di dazi verso prodotti europei da ufficializzare mercoledì prossimo.
Tra le ipotesi più accreditate, una tariffa generalizzata del 10%, con picchi fino al 25% per l’agroalimentare. La manovra, ancora non ufficialmente adottata, si inserisce nella strategia americana di riequilibrio della bilancia commerciale e protezione del comparto manifatturiero interno.
In questo scenario incerto, le imprese italiane guardano con preoccupazione a uno dei mercati più importanti per l’export nazionale. E Arezzo, con il suo distretto orafo, la meccanica e la manifattura di alta gamma, è tra i territori che rischiano un contraccolpo importante.
Ne parliamo con Massimo Guasconi, presidente della Camera di commercio.
Guasconi, quali scenari aprono per le imprese aretine i dazi statunitensi?
"Siamo ancora in una fase interlocutoria, ma il rischio è concreto. L’ipotesi più probabile, secondo fonti giornalistiche, è l’introduzione di dazi generalizzati attorno al 10% su una vasta gamma di prodotti europei. Per l’agroalimentare si parla addirittura di un’aliquota al 17%, in alcuni casi fino al 25%. Naturalmente, molto dipenderà da dove si posizionerà il livello di queste tariffe e da quanto selettiva sarà la loro applicazione. Sulle aziende del nostro territorio, la prima riflessione è che l’export aretino non si è ancora contratto. Anzi, nei primi mesi del 2025, Arezzo è tra le poche province toscane che ha registrato un incremento dell esportazioni anche verso gli Stati Uniti. Questo però non deve trarci in inganno: il quadro è incerto e i danni potenziali sono molto significativi".
Quali sono, oltre all’oro, i settori aretini più esposti al mercato statunitense?
"Il comparto dominante per volume e valore è quello dei metalli preziosi ma ci sono altri settori che potrebbero soffrire molto. Uno su tutti è quello della meccanica strumentale, in particolare le macchine per la manifattura. Gli Stati Uniti, pur essendo una potenza industriale, importano ancora molte tecnologie dalla Germania e dall’Italia. In questo contesto, anche aziende del nostro territorio potrebbero trovarsi a fare i conti con nuovi ostacoli tariffari".
Secondo lei, l’oro potrebbe davvero rientrare nei beni soggetti a dazi o il suo valore internazionale lo mette al riparo?
"Sul metallo in sé ho qualche dubbio che si arrivi a un’imposizione diretta. L’oro ha un valore fissato a livello internazionale, è influenzato da dinamiche di borsa e da politiche delle banche centrali. In questo momento, molte banche centrali stanno aumentando le loro riserve auree, e gli spostamenti di oro seguono logiche globali. Quindi credo che difficilmente gli Stati Uniti interverranno in modo aggressivo su questo fronte. Diverso il discorso se si parlasse di prodotti finiti o semilavorati, ma anche in quel caso il settore ha margini per reggere l’urto".
E l’agroalimentare? Ha un peso rilevante nell’economia locale o è più un tema per altri territori toscani?
"Nell’area aretina l’agroalimentare non ha un’esposizione critica verso gli Stati Uniti. Se però i dazi venissero introdotti su scala nazionale, anche le nostre imprese agricole potrebbero essere penalizzate indirettamente in termini di competitività e di catene di distribuzione".
Quali misure può mettere in campo la Camera di commercio per aiutare le imprese?
"Ovviamente non possiamo incidere sulle politiche doganali di un altro Stato. Ma dobbiamo continuare a rafforzare il nostro lavoro di affiancamento alle imprese. In particolare, dobbiamo aiutare i consorzi e le aziende più strutturate ad affrontare mercati alternativi. Sappiamo che non è facile, che servono tempo, relazioni, conoscenza. Ma oggi più che mai dobbiamo favorire nuovi sbocchi".
Quando parla di mercati alternativi, a quali pensa?
"Penso ad aree come il Sud-Est asiatico, il Medio Oriente o l’America Latina. Non sono mercati facili, ma sono mercati in crescita e sempre più ricettivi verso la qualità italiana. È chiaro che servono strategie precise: la Camera di commercio è pronta a sostenere questi percorsi"
Cosa si sentirebbe di dire oggi agli imprenditori aretini più esposti?
"Li invito a non farsi trovare impreparati, a diversificare. I dazi non sono mai solo una questione economica: sono una partita geopolitica, e purtroppo a volte siamo costretti a subirla. Ma possiamo, con visione e flessibilità, trasformare anche questa crisi in un’occasione".