Strasburgo (Francia), 17 agosto 2017 - Il governo italiano a sue spese provvederà al rimpatrio della salma di Niccolò Ciatti (nella foto). Lo ha reso noto il sindaco di Scandicci, Sandro Fallani. Proprio a Scandicci mercoledì sera si è tenuta una veglia nel quartiere di Casellina dove il 22enne fiorentino ucciso a Lloret de Mar viveva con la sua famiglia: oltre 500 persone vi hanno preso parte per ricordare Niccolò. Anche i familiari di Niccolò, ha fatto sapere il sindaco di Scandicci, raggiungeranno la Spagna a spese del governo per poter accompagnare il loro Nicco nell'ultimo viaggio verso l'Italia. Il volo atterrerà molto probabilmente a Roma. Il nostro inviato a Strasburgo, intanto, ricostruisce  il mondo di Rassoul Bissoultanov, il ceceno trapiantato in Francia che ha ucciso Niccolò con un calcio al  volto. Intanto la Procura di Roma ha affidato ai carabinieri del Ros chiamati a svolgere accertamenti sulla morte di Niccolò Ciatti il compito di acquisire ogni elemento utile per le indagini, sia per quanto riguarda la dinamica dell'omicidio sia per quanto riguarda le responsabilità. Il reparto crimini violenti è in contatto con il ministero degli Esteri e seguirà le fasi di rientro in Italia della salma.

Niccolò Ciatti

C’ERA NICCOLÒ, l’emblema del figlio che tutti i genitori vorrebbero avere o del fidanzato ideale per ogni ragazza. E c’era Rassoul (nella foto), con talmente tanta rabbia in corpo da diventare assassino. Ci è voluto il delirio di una notte in Costa Brava per far incontrare due esistenze così distanti, non soltanto per i chilometri. E di Niccolò esiste ora soltanto il ricordo, le foto sorridenti, lo sgomento di una famiglia e di una comunità intera. I brandelli di quel che resta invece di ragazzo diventato carnefice, appena due anni più adulto della sua vittima, siamo andati a cercarli nel cuore dell’Europa, da dove è partito il lottatore amatoriale Bissoultanov un mercoledì d’agosto.

Rassoul Bissoultanov, l'assassino di Niccolò

Il pieno di benzina diviso con altri due ragazzi della Cecenia scappati come lui da bambini alla guerra, speranze per un futuro migliore che si diluiscono con la vodka ingurgitata in un presente grigio come l’Hautepierre, il quartiere difficile di questa Strasburgo che ha adottato Rassoul e tantissimi altri ceceni scappati dalla patria negli anni duri del conflitto. Qualcuno ha scelto lo sport, come la lotta, disciplina nazionale, per dare ordine a vite inclini all’incasinamento. E anche per questo all’Olympia Lutte della vicina Schiltigem, negli spogliatoi e nella sala pesi ci sono anche le scritte in cirillico. Eppure ne ha tirati su tanti, il presidente Jean Luc Beck, è mai aveva avuto un dispiacere come da lui. Da Rassoul.

"Eppure era sempre il primo che si offriva per darti una mano", assicura il dirigente aprendo le porte della sua palestra. Accanto a lui, e alla figlia, ci sono ragazzi di cento chili dagli occhi lucidi da quando hanno dato un nome a quella sagoma che s’accanisce come una belva sull’avversario, in un modo, appunto, che non è di questo sport olimpionico "fatto di forza ma non di violenza".

"Il nostro pensiero è per la famiglia Ciatti", consapevoli che il loro amico, quello dell’allenamento del martedì e del giovedì alle sette di sera, è stato davvero una bestia. All’Hautepierre vivono i due compagni di viaggio di Bissoultanov, Mosvar Magamadov e Khabiboul Khabatov, coloro che sono stati rilasciati facendo insorgere mezzo mondo.

Bislan, ceceno come loro, li conosce tutti. "Mi hanno chiamato subito dopo la ‘bagarre’ (usa proprio questo termine, ndr). Erano agitati, mi dicevano abbiamo fatto a pugni, siamo in macchina fuori dal locale".

"La polizia li ha trovati lì, loro non erano scappati. Ci ho parlato – prosegue – al loro rientro, sono entrambi ancora sotto choc. E anche io non riesco ancora a credere a quello che ho visto. Ho parlato anche con i genitori di Rassoul. È vero, sono anziani, non stanno bene. Stanno piangendo per Niccolò".