
La questione degli usi civici e lo sfruttamento della montagna versiliese torna domani in un’aula di Tribunale. Un appello alla politica perché trovi una soluzione che possa risolvere definitivamente il contenzioso
La questione della ’proprietà’ della montagna torna nelle aule di tribunale. Lunedì infatti a Roma si terrà una nuova udienza per esaminare il reclamo che un gruppo di frazionisti ha aperto il 24 aprile presso Il Commissario degli Usi Civici. Il giudice è stato chiamato ad accertare la presenza o meno di un concreto conflitto d’interessi tra Comune di Seravezza e la collettività costituita in Asbuc Montagna di Seravezza; ma anche ad ordinare alla Regione a di indire le elezioni per il rinnovo di quell’organo amministrativo non rinnovato dal 2017. Il Comitato Indipendente per la Trasparenza, l’Informazione e la Partecipazione di Seravezza intanto si è rivolto nuovamente al governatore Eugenio Giani affinchè proceda alla indizione delle elezioni dell’Asbuc della Montagna di Seravezza per l’amministrazione e gestione delle terre collettive delle frazioni montane di Seravezza.
"La Regione – dichiara il presidente del Cipit Rosario Brillante – è chiamata a prendere una decisione cruciale riguardante la rappresentanza degli aventi diritti naturali della Montagna di Seravezza nel procedimento aperto alla Corte d’Appello di Roma. Il Tribunale in questione sta esaminando l’accordo predisposto tra Comune e Henraux Spa, che prevede la conclusione del contenzioso riconoscendo la proprietà dei terreni alla società per azione di Querceta. Ma ha rilevato che Asbuc non è presente nel procedimento di secondo grado, come nel suo diritto, in quanto non rieletta. Abbiamo appreso da una nota che il presidente Giani ci ha inviato che la Regione non intende neppure in questa occasione convocare le elezioni. La modalità della suddetta nomina che la Regione ha annunciato e sta perfezionando è quella di scegliere 3/5 cittadini residenti nelle frazioni montane del Comune. La scelta avverrà o attingendo a una rosa di nominativi informalmente offerta da terzi soggetti interessati oppure tramite un’estrazione a sorte tra gli oltre 1.000 residenti. Definire bizzarra questa decisione sarebbe un atto di cortesia – insiste Brillante – ed evitare che i cittadini possano decidere se cedere o non meno il Monte Altissimo al un privato. A questo punto ci appelliamo alla politica con P maiuscola per una verifica del corretto comportamento messo in pratica da Comune e Regione".
Francesca Navari