
Premio Henraux, il marmo incanta. Annunciate le tre opere vincitrici
Marmo ovunque. Dalle pareti ai tavoli che hanno accolto i numerosi ospiti. Dagli arredi alle sculture. Marmi resi ancor più affascinanti da sapienti e azzeccati giochi di luce. Uno spettacolo nello spettacolo quello andato in scena ieri alla Fondazione Henraux, il cui patrimonio è ora arricchito dalle tre opere che si sono aggiudicate la VI edizione del “Premio internazionale di scultura Henraux“, con l’esposizione in calendario fino al 30 settembre. Le opere vincitrici (nelle foto a destra) sono “Act III (Spellbound)“ di Olivia Erlanger, “Omag Tower 7 Cnc“ di Nicola Martini e “Reconciliation“ di Tarik Kiswanson.
Si tratta di tre opere in marmo inedite entrate a far parte della collezione di sculture della Fondazione. Non solo: le sculture vincitrici rappresentano, per ognuno dei tre artisti, una prima volta assoluta con il marmo. E come viene ricordato nel testo in catalogo da Edoardo Bonaspetti, direttore artistico della Fondazione, i progetti sono stati selezionati per la loro originalità e gli affascinanti sviluppi intorno alle potenzialità di questa materia. Con il plauso e l’ammirazione del folto pubblico che ha preso parte alla cerimonia. Una presenza che ha scaldato il cuore al presidente della Fondazione Henraux Paolo Carli. "La scultura in marmo – ha detto – è al centro del progetto della Fondazione ed è il cardine che nei 13 anni dalla nascita della Fondazione ha tracciato la direzione e la storia della nostra istituzione d’arte e cultura. Molti mi chiedono cosa rappresenti per Henraux la Fondazione con le sue attività. La risposta inizia con la storia del nostro territorio e dell’azienda: quando nel 2011 ho concepito l’idea della Fondazione, il primo pensiero è stato quello di capire cosa avrei voluto da questa realtà e cosa potesse rappresentare".
Dopo aver menzionato la "rivoluzione dell’industria del marmo" che cambiò le sorti del territorio versiliese quando Henry Moore arrivò qui negli anni ’60 "con i suoi piccoli modelli di sculture che gli scalpellini dovevano moltiplicare tante volte quante lo richiedeva la dimensione finale della scultura", Carli si è poi soffermato sulle sfide del settore. "La tecnologia offre un aiuto che non svilisce la genialità di un artista. L’artista contemporaneo non ha necessariamente lo scalpello in mano, come non l’aveva Moore. La scultura si realizza anche grazie al processo di digitalizzazione, che è l’avanguardia tecnologica nella lavorazione del marmo. La presenza degli artisti, la creazione e il completamento delle loro opere dà vita a settimane elettrizzanti: i tre vincitori del premio vengono a popolare l’azienda, sono giovani artisti di ogni nazionalità che vivono e discutono con i cavatori, i programmatori e le maestranze, che accettano di servire l’arte con le loro idee".