Matteo Cima: "Sono nato a Nizza ma vuoi mettere la gioia di vivere qui"

L’autore di canzoni si racconta e racconta il rapporto con la città "Le mie hit dedicate ai carri fanno ballare ovunque in Italia. Come Gianluca Domenici cerco di creare un’energia con la musica". .

Nizzardo di nascita, viareggino di adozione e per scelta, Matteo Cima è una delle colonne sonore più diffuse e "pop" del nostro Carnevale, e non solo.

Matteo, qual è il tuo primo ricordo del Carnevale?

"I movimenti. Dai 15 ai 18 anni ho fatto i movimenti per Gionata Francesconi, poi sono passato sul Tomei e sul Galli. Da lì ho preso ispirazione anche per molte mie canzoni ed è lì che ho sentito veramente l’atmosfera dei carri e del vero Carnevale. Pensa che vivevo ancora in Francia e venivo appositamente".

Poi ti sei trasferito.

"Venivo qui in vacanza e la vita a Viareggio mi piaceva tantissimo. Piano piano ho cercato la maniera di fermarmi definitivamente e a 19 anni ce l’ho fatta. Amavo la vita in bici e per me che ero abituato ad una grande città come Nizza, Viareggio era un piccolo paradiso. Dove ho trovato amici, dentro e fuori il Carnevale, compreso il Festival di Burlamacco".

Lì come ci sei approdato?

"Quando mi sono trasferito ho conosciuto il movimento dei carnevalari. Stavano creando e organizzando la prima edizione del festival, io scrivevo già canzoni, amavo il Carnevale e ho colto l’occasione".

Negli anni poi ne hai vinti due, nel 2009 e nel 2011 con La gioia d’esser nata qui e L’amore a Carnevale...

"Quelli sono ricordi di momenti meravigliosi, da mettere nei cassetti del per sempre. Non immaginavo che le canzoni sarebbero state così diffuse e ascoltate come sono ora".

Sono le più conosciute in tutti i Carnevali d’Italia, che effetto ti fa?

"È la soddisfazione più bella. Durante gli anni mi hanno contattato persone da tutta Italia, e non avrei mai immaginato di veder gente ballare da fuori e da città lontane le canzoni come fossimo qui: una cosa bellissima. Se prima infatti scrivevo canzoni, quasi involontariamente, senza citare Viareggio, adesso lo faccio appositamente, per dare una maggiore globalità alla festa. Un esempio è Siamo sul carro".

A chi ti ispiri?

"A Gianluca Domenici, perché abbiamo la stessa concezione di canzone. Mi piaceva che lui facesse ballare, che creasse una festa, un’energia con la musica. È quello che cerco di fare io per primo quando scrivo e canto". Sei un grande viaggiatore, c’è un legame tra le parti del mondo che hai visitato e Viareggio?

"In effetti sì. Diviene uno scambio culturale e musicale. L’anno scorso ho scritto una canzone, Nirvana, che collega l’induismo con il Carnevale. È un parallelo tra il nirvana, il raggiungimento del benessere, e il Carnevale, che è il nirvana per un viareggino. Molto spesso ho parlato di viaggi e di distanza, quando ad esempio sono stato a Parigi o in Canada, e di come sentivo la mancanza di Viareggio".

La tua canzone preferita?

"Viareggio ballerà di Daniele Biagini, che vinse la seconda edizione del Festival. È stato un mese in cui abbiamo pensato a lui e siamo molto legati alle sue canzoni, che hanno dato ispirazione a molti di noi".

Cos’è per Matteo Cima il Carnevale?

"È un momento di evasione e di energia, in cui inserisco gli ingredienti più belli della mia vita: gli amici e la musica. Il Carnevale è identità, cultura, tradizione. Una cosa che purtroppo sto vedendo svanire, con un tentativo di internazionalizzazione sradicando il territorio. Ma è proprio da esso che si deve partire, dalla sua tradizione, la sua unicità, e dalla scoperta di essa".