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La scomparsa di Fellino. Storica figura del Lido

Era il prototipo dell’allenatore di calcio fatto in casa, pane e companatico, passione e orgoglio, senza avere studiato sui manuali,...

Raffaello Da Prato, per tutti Fellino si è spento a 93 anni E’ stato un punto di riferimento del Lido di Camaiore

Raffaello Da Prato, per tutti Fellino si è spento a 93 anni E’ stato un punto di riferimento del Lido di Camaiore

Era il prototipo dell’allenatore di calcio fatto in casa, pane e companatico, passione e orgoglio, senza avere studiato sui manuali, ma seguendo l’istinto: ci teneva che i ‘suoi’ ragazzi prima di tutto si divertissero. Il prototipo di chi – animato da sani principi morali – pensa alla funzione educativa e formativa dello sport: Raffaello Da Prato, semplicemente e affettuosamente ‘Fellino’, ha lasciato la vita terrena a 93 anni e oggi alle 15 verrà salutato da tanti suoi ex allievi nella chiesa di Cristo Re al Secco. “Una persona che porterò sempre nel cuore” ha sottolineato Giorgio Faccio, uno dei talenti svezzati sulla fascia destra del vecchio campo Benelli quando indossava la maglia del Secco.

Allenatore senza patentino ma con una passione per il pallone all’ennesima potenza, Raffaello Da Prato nella vita di tutti i giorni lavorava al salumificio Tomei (un totem della storia artigianale non solo di Lido di Camaiore), ma quando aveva un po’ di tempo libero, oltre alla famiglia, lo dedicava prima alla squadra di calcio del Secco e poi negli anni successi ai ragazzi del Lido di Camaiore. Una di quelle persone che senza clamore garantiscono – mettendosi disinteressatamente al servizio degli altri – che la macchina dello sport vada avanti. Chi lo ha conosciuto non può fare a meno di ricordare gli ‘happy days” del Secco quando con una rosa ricca di ‘personaggi’, riuscì a vincere il campionato di Terza categoria regalando scampoli di calcio-champagne con fuori programma picareschi, in campo e nel recinto spogliatoi: ‘Ciaba’, ‘Stoppino’, ‘Meroni’, ‘Professore’, ‘l’architetto’ erano i soprannomi dei suoi giannizzeri che regalavano gol e adrenalina. La bellezza del calcio antico – fuori dagli stereotipi degli schemi – era anche quella.