Storia di un clochard salvato due volte: dal malore in strada e dalla solitudine

Da circa sei anni l’uomo dormiva sotto il portico di una cantiere navale. Il 14 agosto ha accusato una grave crisi e una volontaria l’ha assistito. Grazie alla catena di solidarietà è tornato dalla famiglia nel suo Paese

Viareggio (Lucca), 30 novembre 2023 – Ha rischiato di morire in strada. La stessa strada che l’ha adottato, e per anni è stata la sua casa. Un giaciglio di cartone sotto il portico di un cantiere navale nel cuore della Darsena produttiva di Viareggio, dove il lusso dei grandi yacht cresce nelle mani degli operai. E proprio in un notte d’agosto, quando tutto poteva finire, per Gregorio, senza tetto di 49 anni originario della Polonia, grazie ad un catena di solidarietà è cominciata una seconda vita. Pochi giorni fa ha ritrovato il suo Paese, la sua casa, e ha riabbracciato la madre dopo una distanza, fisica ed emotiva, che li ha tenuti separati per un tempo così lungo da faticare a riconoscersi.

La squadra della Misericordia che assiste i senzatetto con l’assessora al sociale Grilli
La squadra della Misericordia che assiste i senzatetto con l’assessora al sociale Grilli

“Non sempre le cose vanno così, ma quando succede si ha la consapevolezza che vale sempre la pena provare a tendere una mano" dice padre Elzeario Adam Nowak, reggente della chiesa di Sant’Antonio. Che ha conosciuto Gregorio circa sei anni fa, quando, dopo aver girovagato tra Pisa e Livorno , è "straccato a Viareggio". Già consumato da una vita di miseria, come una nave che ha affrontato il mare in tempesta . Ogni tanto padre Elzeario lo trovava a dormire negli anfratti della chiesa. Spesso lo vedeva in fila alla mensa dei poveri di San Francesco, che grazie ai volontari della Caritas ogni giorno accoglie e sfama cinquanta persone. "Superare la diffidenza di quell’uomo, che un’esistenza cruda aveva reso sempre più ruvido, non è stato facile" racconta il frate. Ma ad unire padre Elzeario e Gregorio oltre alla terra d’origine, entrambi sono polacchi, anche un carattere impavido e cocciuto.

Così un po’ alla volta Gregorio ha cominciato a raccontarsi. A raccontare di quando grazie al suo lavoro nell’edilizia aveva scoperto l’Italia, dove alla fine aveva deciso di trasferirsi. Poi una delusione ha fatto saltare tutti i piani, la fondamenta della sua esistenza si sono sbriciolate. E Gregorio non ha avuto la forza di ricostruire. È finito così in mezzo a quelle persone che hanno scelto volontariamente o loro malgrado di abitare ai margini, in quella linea sottile che delimita la libertà dalla disperazione, l’esistenza dall’alienazione, la presunta normalità dalla follia. È finito sulla strada.

Quelle strade che a Viareggio vengono attraversate ogni lunedì sera dei volontari e dalle volontarie della squadra della Misericordia; che ormai conoscono per nome tutti coloro che per il resto del mondo sono invisibili. E che senza barriere, nemmeno i guanti di plastica, allungano un sostegno. Che sia una tazza di tè caldo, qualche vestito pulito, una parola di conforto per rendere meno aspra la solitudine.

Ed è stata proprio una delle volontarie di questa squadra, mentre prestava servizio con l’ambulanza, a buttare uno sguardo sotto il portico del cantiere. Passando per la Darsena ha cercato Gregorio, come fa sempre per abitudine e premura attraversando gli angoli ai margini, e l’ha trovato sfinito. Incapace di reggersi in piedi. Era la sera del 14 agosto, la notte l’uomo in cui è stato ricoverato in ospedale per quel malore che l’ha lasciato per giorni sospeso tra la vita e la morte. E ha vinto la vita, "Perché la sanità italiana avrà anche tante difficoltà, ma non lascia mai indietro nessuno" sottolineano i volontari.

Dopo il ricovero in ospedale, una ventina di giorni, Gregorio è stato trasferito in una casa di cura dove ha fatto riabilitazione. Poi la parrocchia ha trovato per lui una sistemazione temporanea. Durante questo tempo ha immaginato di ricostruire la sua vita, e i volontari della Misericordia e della Caritas, insieme a padre Elzeario, hanno fatto tutto il possibile per aiutarlo. Recuperando i documenti con l’ambasciata, riprendendo i rapporti con i familiari e costruendone di nuovi gli assistenti sociali polacchi. Così domenica Gregorio insieme ad un volontario della Misericordia si è imbarcato per Cracovia. In volo verso la sua seconda vita.