Politiche-Europee, l’analisi dei flussi. Gli elettori più fedeli? Di Pd e FdI. Lega e 5Stelle senza nuovi spazi

I partiti di Schlein e Meloni sono riusciti a conservare sette preferenze su dieci rispetto al 2022. Ma hanno anche ’pescato’ altri venti punti nell’area del non voto precedente. Flop dei salviniani .

Politiche-Europee, l’analisi dei flussi. Gli elettori più fedeli? Di Pd e FdI. Lega e 5Stelle senza nuovi spazi

Politiche-Europee, l’analisi dei flussi. Gli elettori più fedeli? Di Pd e FdI. Lega e 5Stelle senza nuovi spazi

Chi è in grado di riportare al voto da un’elezione all’altra i propri elettori e di conquistare anche una fetta importante di chi non si era recato alle urne, è anche quello che ottiene i maggiori consensi. E in testa ci sono proprio il Pd e FdI in Umbria, che alle Europee rispetto alle Politiche di due anni fa sono riusciti a conservare il 78% e il 68% dei propri elettori, andando a pescare poi altri venti punti dal cosiddetto ‘non voto’, composto da astensionisti, schede nulle e bianche della precedente consultazione.

È questa la fotografia dei flussi elettorali in Umbria tra le Politiche del 2022 e le Europee dello scorso week end realizzato dal Dipartimento di economia dell’Università di Perugia in collaborazione con l’Assemblea legislativa. Il primo dato è quello di chi ha visto aumentare i propri voti da un’elezione all’altra: in testa c’è il Partito democratico che sembra aver invertito la prolungata tendenza al declino iniziata con le Politiche del 2013, riportandosi oltre quota 100mila voti e al 26,4% (5,5 punti in più del ’22). Guadagna anche la Sinistra (2mila preferenze in più).

Nel centrodestra cresce invece soltanto Forza Italia (1.200 voti in più) mentre FdI ha aumentato sì la percentuale di 2 punti, ma ha perso in numero assoluto seimila preferenze. Quali sono allora gli elettori più fedeli? La Sinistra (che comprende pure Santoro e Rizzo) è tra questi dato che è stata rivotata dal 76% dei propri elettori e che ha ‘dato’ solo il 4% al Pd; poi i Dem come accennato, che hanno ceduto il 2% a Forza Italia, confermando 8 elettori su dieci. FdI appunto: oltre al 68% delle riconferme ha preso il 6 da FI e il 6% dalla Lega, cedendo il 28% al non-voto.

Male la Lega: il 41% lo ha perso nel non-voto e ha confermato solo il 44% dei propri elettori rispetto al 2022. Stessa percentuale per il Terzo Polo, che ha poi ceduto il 12% agli Azzurri e il 6 al Pd. Bassa riconferma anche per i Cinquestelle: solo il 58% li ha rivotati, il 6% ha scelto la Sinistra e il 3% il Pd, ma il 28% ha scelto anche qui il non-voto. Poi c’è il capitolo ‘fedeltà’, ovvero quegli elettori che hanno confermato il proprio voto allo stesso partito rispetto al 2022. La percentuale più alta è quella dei Cinquestelle e del Terzo Polo con il 95,4 e 94,1 per cento. Il punto è che questi partiiti hanno però pescato pochissimo dalle altre liste e dal non voto e questo spiega il loro insuccesso.

Anche qui il discorso si inverte per Pd e Fratelli d’Italia che hanno tassi di fedeltà del 71,6 e 73,7 per cento, ma che il restante trento per cento sono andato a prenderlo da chi nel ’22 non li aveva votati (o aveva scelto la bianca o la nulla) e dagli altri partiti (7,3 e 6,0 per cenro). Chi ha pescato di più dalle altre liste è stata invece Forza Italia (il 32,3% dei consensi) e la Sinistra (19,4).

Michele Nucci