DANIELE MINNI
Cronaca

Pazienti rimasti ciechi dopo l’intervento. Maxi risarcimento da 550mila euro

Bicarbonato di sodio al posto del farmaco previsto. La Corte dei Conti chiede loro 550mila euro

I fatti contestati risalgono al 2015. Quattro i pazienti coinvolti

I fatti contestati risalgono al 2015. Quattro i pazienti coinvolti

Spoleto, 19 ottobre 2023 – Ciechi da un occhio dopo l’intervento alla cataratta in ospedale. Avrebbero provocato un danno erariale alla Usl, la Corte dei Conti chiede 550mila euro a caposala e infermiere in servizio otto anni fa all’ospedale di Spoleto. I fatti contestati dinnanzi alla tribunale contabile regionale, presieduto dal giudice Piero Carlo Floreani, risalgono al 15 maggio 2015 quando quattro pazienti si sono sottoposti ad interventi programmati alla cataratta. Ebbene, i quattro pazienti, proprio dopo quell’operazione, sono rimasti ciechi da un occhio e sono immediatamente scattate le richieste di risarcimento danni. Niente procedimento penale, ma in accordo con le parti lese sono stati riconosciuti e versati danni per 135 mila euro ognuno a due pazienti, al terzo 115mila mentre al quarto 165 mila per un totale di 550mila euro.

Ma cosa sarebbe avvenuto in sala operatoria? Secondo la Procura della Corte dei Conti la menomazione all’occhio sarebbe stata causata da un singolare scambio di farmaci, perché al posto della "soluzione salina bilanciata a uso oftalmico" sarebbe stato utilizzato bicarbonato di sodio. Secondo l’accusa l’infermiere ha il compito di verificare con massima attenzione quale farmaco si somministra, mentre la caposala sarebbe responsabile dell’organizzazione e della conservazione dei farmaci. Ma come è potuto avvenire un errore simile? Da quanto spiegato dall’avvocato difensore dell’infermiere, Lietta Calzoni, i flaconi erano totalmente identici e all’epoca dei fatti non era entrato in vigore il nuovo protocollo di gestione dei farmaci, attivo solo dal 2017 che avrebbe permesso di evitare l’errore. L’infermiere inoltre non è un giovane alle prime armi, ma un navigato professionista con 38 anni di esperienza e oltre 30mila interventi.

La caposala invece, attraverso il suo legale Massimo Mercucci, ha spiegato che durante gli interventi non era presente. Gli stessi avvocati poi hanno precisato che "il rischio clinico va gestito dai vertici aziendali e dalle strutture, non da infermieri o dalla caposala. È stato coinvolto l’ultimo anello di una lunga catena di errori". Nel procedimento dinnanzi alla giustizia contabile, secondo l’avvocato Marcucci, dovrebbero esserci anche altre persone. Chi ha posto i flaconi di bicarbonato di sodio in quell’armadio? Ciò non significa però, secondo la Procura, che l’infermiere e la caposala non avrebbero comunque dovuto controllare prima della somministrazione ai pazienti.