
La scena del delitto, avvenuto lo scorso 7 novembre
Ha parlato di un movente legato a vessazioni, macumbe e influssi negativi il ragazzino arrestato per l’omicidio di Salvatore Postiglione, il muratore ucciso lo scorso 7 novembre in un parcheggio nella zona industriale La Paciana. Alla vigilia di Natale è arrivato l’interrogatorio di garanzia per il minore, detenuto nell’Istituto penitenziario per minori di Firenze subito dopo il fermo, risalente allo scorso 9 novembre. Da allora il ragazzino non era mai comparso di fronte al giudice e al procuratore presso il Tribunale dei Minorenni, Flaminio Monteleone.
Il giovane stavolta ha ricostruito la scena del delitto, ammettendo le proprie responsabilità, e in relazione al movente ha parlato come detto di influssi negativi e vessazioni, riferendo di un episodio in cui la vittima lo avrebbe minacciato con una pistola. Il ragazzino ha poi letto una lettera che aveva preparato e che è stata depositata agli atti dell’inchiesta. La motivazione fornita ha convinto poco gli inquirenti che, a questo punto, aspetteranno l’esito delle perizie disposte su telefoni e tablet della vittima e dell’omicida, atteso per metà gennaio.
Non è escluso che, con la collaborazione degli avvocati Ilario Taddei e Samuele Ferocino, possa essere ripetuto l’interrogatorio del ragazzo in un ambiente più protetto, dove cercare di mettere a proprio agio il giovanissimo, che proprio oggi peraltro diventa maggiorenne. Un’udienza, quella di garanzia, con la presenza della madre, degli avvocati, del giudice, dei cancellieri, della dirigente della squadra mobile di Perugia che conduce le indagini, potrebbe aver condizionato il ragazzino nel raccontare liberamente la propria versione e il motivo che lo ha spinto ad uccidere con più di cinquanta coltellate il muratore 56enne.
Il giovanissimo, infatti, ha aspettato all’alba il capomastro nel parcheggio dove erano soliti vedersi, insieme agli altri lavoratori, per raggiungere i vari cantieri. È uscito di casa con un monopattino, i guanti in lattice e un coltello da cucina e ha aspettato Salvatore, per poi aggredirlo con una ferocia inaudita infliggendogli decine di fendenti allo stomaco, alla schiena e alle mani. Poi è scappato, sempre con il monopattino con cui era arrivato. A trovare il corpo agonizzante dell’uomo erano state due donne addette alle pulizie che stavano iniziando il turno negli uffici del vicino sindacato.
Alessandro Orfei