Marco Caprai, riconoscimento ’doc’. Ufficiale al merito della Repubblica: "I migranti sono una opportunità"

L’imprenditore montefalchese del vino sarà premiato al Quirinale per il progetto di solidarietà "L’agricoltura, che è un settore oggi in difficoltà, può essere capace di includere e lo fa da secoli" .

Marco Caprai, riconoscimento ’doc’. Ufficiale al merito della Repubblica: "I migranti sono una opportunità"

Marco Caprai, riconoscimento ’doc’. Ufficiale al merito della Repubblica: "I migranti sono una opportunità"

L’imprenditore montefalchese del vino Marco Caprai, titolare di una delle più famose aziende del vino umbre, ‘Arnaldo Caprai’, ha ricevuto dal Quirinale la nomina ad ‘Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana’. Il motivo? "Per offrire lavoro nella sua azienda vitivinicola a persone immigrate", recita la nota che specifica come Caprai abbia "dato la possibilità ad oltre 200 persone richiedenti asilo di trovare un impiego presso la cantina della sua attività". Caprai è uno dei 30 insigniti. A valere per lui il progetto, partito alcuni anni fa con la Caritas di Foligno, per dare lavoro ai richiedenti asilo. Per il progetto anche un riconoscimento dell’Unhcr, l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati. La cerimonia si svolgerà al Quirinale il 20 marzo. Per Caprai, membro della giunta nazionale di Confagricoltura, le congratulazioni del presidente Massimiliano Giansanti. "Sono stato avvisato qualche giorno fa dal Quirinale. Ho avuto la fortuna di ricevere tanti premi ma sempre non direttamente riconducibili a me. Con questo riconoscimento si compie un passaggio generazionale".

Com’è nato il progetto?

"Un’iniziativa nata da una filiera di amici che mi conoscono bene e portato avanti grazie ai ragazzi dell’azienda. Un progetto che è diventato, di fatto, una necessità. Il dato è che in campagna non c’è più gente e noi aziende abbiamo necessità di organizzarci, guardando avanti. I migranti vanno visti non solo come una crisi, ma come una possibile opportunità. Il risultato degli oltre 200 migranti impiegati in azienda (i due terzi continuano a lavorare con noi), e il riconoscimento dimostrano quanto l’agricoltura, che è un settore oggi in difficoltà, possa essere capace di includere e lo fa da secoli".

Cosa dobbiamo imparare da questo progetto?

"Quello che tengo a sottolineare è quanto il progetto di inclusione non sia un’opera di bene ma un asset aziendale fondamentale. Il mondo agricolo soffre di carenza di manodopera e queste persone colmano il vuoto con qualità e impegno. Questo progetto insegna anche che non è solo il terzo settore che fa cose meravigliose ma anche l’impresa. Quello che serve è la fiducia tra settori e una burocrazia meno invadente. Il paradosso è che diventa difficile occupare personale".

Potrà essere esportabile?

"Me lo auguro. La Francia ha iniziato a fare la stessa cosa e anche Confindustria ha iniziato a lavorarci".