Gubbio, ingoia un osso di pollo e muore. «I medici risarciscano l’Asl 1»

La Corte dei Conti ha stabilito che i due professionisti (uno di radiologia e l’altro di pronto soccorso) versino all’azienda sanitaria 420mila euro

Il magistrato  Piero Carlo Floreani
Il magistrato Piero Carlo Floreani

Perugia, 14 novembre 2023 – Morto a causa di un osso di pollo in gola. Due medici, all’epoca in servizio all’ospedale di Gubbio, sono stati condannati a risarcire l’Azienda sanitaria locale che aveva a sua volta risarcito i familiari della vittima con 700mila euro. La Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti dell’Umbria (presieduta da Piero Carlo Floreani) ha stabilito che i due professionisti, uno di radiologia e l’altro del pronto soccorso, devono versare alla oggi Usl Umbria 1, in parti uguali, 420mila euro. Rigettata la richiesta di risarcimento per un terzo medico. In sede penale, il procedimento a loro carico si era risolto con la prescrizione.

Il paziente si era presentato al pronto soccorso di Gubbio il 19 agosto 2014 perché sentiva un fastidio alla gola e un senso di soffocamento. La visita otorinolaringoiatrica disposta dal medico non aveva evidenziato la presenza di corpi estranei, così come la radiografia eseguita da uno degli imputati. Il medico del pronto soccorso, finito il turno, era stato sostituito dal collega anche lui indagato. Medico che aveva dimesso il paziente, secondo quanto ricostruito, nonostante accusasse ancora l’affanno. Due giorni dopo, una Tac aveva scoperto la presenza dell’osso. Trasferito d’urgenza a Perugia, era stato operato, ma il 13 settembre, l’uomo era morto. In base alla consulenza disposta dal gup «il processo fisiopatologico che ha portato al decesso (del paziente, ndr) ha preso origine dalla perforazione esofagea che ha causato il passaggio di germi patogeni nel mediastino, causando una mediastinite acuta. La successiva diffusione dell’infezione ai polmoni ha favorito il verificarsi del danno alveolare diffuso e della conseguente sindrome da distress respiratorio. Tale grave condizione ha colpito un soggetto già affetto da fibrosi polmonare cronica, portandolo verso l’insufficienza respiratoria e la morte». Per i giudici contabili, il secondo medico del pronto soccorso e il radiologo sono da ritenere responsabili per grave colpa, tanto da condannarli al risarcimento, ma in forma ridotta, a fronte di alcune «attenuanti», come i due giorni di «ritardo» con cui era tornato in ospedale e le condizioni fisiche pregresse del paziente che, scrivono i giudici, hanno contribuito al «deficit respiratorio e il successivo arresto cardiocircolatorio».