David Raggi era un ragazzo impegnato nel sociale
David Raggi era un ragazzo impegnato nel sociale

Terni, 12 marzo 2019 - «La vita di mio figlio vale meno di quella di un cane». Così Valter Raggi, in lacrime, subito dopo aver appreso dall’avvocato Massimo Proietti la sentenza del Tribunale civile di Roma che riconosce 21.600 euro d’indennizzo alla famiglia per il brutale omicidio di David, ucciso da un clandestino, pregiudicato e ubriaco, che lo colpì alla gola con un bicchiere spezzato, senza alcun motivo se non uno sguardo al momento sbagliato. A quattro anni esatti dalla tragedia, che si consumò la sera del 12 marzo 2015 in piazza dell’Olmo, nel cuore della “movida” ternana, arriva la sentenza choc sull’indennizzo: 7.200 euro ciascuno a padre, madre e fratello della vittima.

È l'esito della causa intentata dai familiari ai Ministeri dell’Interno e della Giustizia e alla Presidenza del Consiglio. Per i parenti del giovane ternano, l’assassino non doveva trovarsi in Italia, e nel caso doveva stare in galera. David aveva 27 anni, era un brillante studente e si era fatto apprezzare come volontario del 118. Esperto di soccorso, si rese conto di morire e le sue ultime parole furono: «Dite ai miei che gli voglio bene». A togliergli una vita tutta ancora da scoprire fu Amine Aassoul, marocchino trentenne, che aveva accumulato condanne per oltre sette anni di reclusione ed era già stato espulso dall’Italia. Quella maledetta sera Aassoul, che ora sta scontando trent’anni di carcere per il delitto, diede in escandescenze in un pub, distrusse suppellettili e ferì persone, fino a imbattersi nel povero David. Ora un giudice dispone che non c’è alcuna responsabilità da parte della Presidenza del Consiglio e dei due Ministeri per la mancata espulsione e carcerazione di Amine Aassoul.

Alla famiglia Raggi spetta solo il riconoscimento previsto per i parenti delle vittime di reati violenti intenzionali, disciplinato dalla legge 122 del 2016. Da qui la decisione del magistrato Matteo Sacco della seconda sezione del Tribunale civile di Roma, che ha condannato la stessa Presidenza del Consiglio al pagamento di 7.200 euro ciascuno ai tre congiunti ma che non rileva responsabilità dello Stato. «Una sentenza che ci lascia sbigottiti – commenta l’avvocato Proietti –. Basti pensare alla reazione di Valter, il papà di David, che ha ricordato piangendo come un suo amico abbia avuto 11mila euro dopo che gli era stato ucciso un cane da caccia. È una sentenza sorprendente non solo per l’entità dell’indennizzo di fronte a una tragedia di tali dimensioni, ma perché arriva un mese dopo che la Cassazione, per un altro procedimento, ha rimesso gli atti alla Corte Europea per la legittimità o meno della modalità con cui lo Stato italiano ha recepito la direttiva europea, ponendo dubbi sull’equità dell’indennizzo».

«La stessa seconda sezione del Tribunale civile di Roma – prosegue l’avvocato Proietti – si è posta, con un verbale, dubbi sulla legittimità costituzionale della legge. Si ritiene poi che Amine Aassoul poteva stare in Italia e non poteva essere espulso in quanto convivente con la madre, nel frattempo cittadina italiana, che ha dichiarato più volte in atti di non sapere nulla del figlio. Manca anche una responsabilità per la mancata carcerazione, con la sentenza che ci invita a individuare l’eventuale giudice competente a sindacare l’operato della Presidenza del Consiglio». «Siamo sconvolti – conclude il legale – ma proseguiremo questa battaglia nelle opportune sedi».